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Manifesto
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Manifesto
Giuseppe CulicchiaVorrei stare in un libro di Culicchia o in un film di Tim Burton.
Devo ancora decidere


Da quando Culicchia ha vinto il Premio Grinzane Cavour con Tutti giù per terra, ne è passato di tempo. Il tempo che ci vuole per diventare da enfant prodige della letteratura italiana ad affermato e maturo scrittore. Quello che è diventato almeno dal 2004 dopo l’uscita di un grande capolavoro: Il paese delle meraviglie.
Sono passati quasi tre lustri e i personaggi di Culicchia si sono raffinati, sono cresciuti.
Un momento: raffinati nel senso che li ha sempre più cesellati, perché più tempo passa e più i personaggi dei suoi romanzi diventano sboccati. Ma c’è un perché. Non si scandalizzi il benpensante che ha studiato dalle suore. I nostri tempi, se val bene qualcosa il raccontarli, non possono essere ammansiti o messi in salamoia. Parolacce ovunque? Culicchia le conosce e le usa come condimento (a proposito di salamoia).
È arrivato anche il sesso a buon mercato nelle sue storie. Così a buon mercato che non fa né notizia né letteratura il sesso nei romanzi, nemmeno in quelli di Culicchia. Non c’è romanzo che possa avvicinarsi alla realtà, lo sa bene il Nostro. E per questo motivo si diverte a prendere in giro tutti.
Ha raccontato i nostri manager all’italiana (Tutti giù per terra e Paso Doble) senza per questo doverli misurare con quelli all’americana che pure conosce bene perché li ha tradotti in italiano (American Psycho di Bret Easton Ellis); ha vagato nelle metropoli cercando il buio e le illusioni (Bla Bla Bla ma anche Ambarabà), con la stessa insofferenza e indifferenza dei protagonisti dei romanzi di Houellebecq ma con più ironia, ha provocato le rigidità borghesi con Un’estate al mare, ricordando quanti bug ci siano nelle coscienze degli italiani medi specialmente se trentenni.
Per questo vorrei stare in suo libro. Vorrei dire tante parolacce, vorrei avere il suo humor – o meglio quello dei suoi personaggi – e vorrei sopravvivere come loro in quel mondo di merda (vedi che significa leggere Culicchia?, mettiti a dire le parolacce adesso!) che il Nostro tratteggia alla perfezione nei suoi romanzi. Un po’ come succede ai personaggi di Tim Burton nei meravigliosi film che dirige. Personaggi dolci, amari, ma soprattutto timidi e tristi.
Basti pensare a Victor (Corpse Bride – La sposa cadavere) così semplice, imbranato, delicato e pronto ad accettare la sofferenza per la gioia altrui; a Edward (Edward Scissorhands – Edward mani di forbice)così impacciato e timido, gettato in pasto alla tipica famigliola americana tutta stereotipi; a Jack Skeletron (Tim Burton’s The Nightmare before Christmas), così incapace a rassegnarsi che il mondo può essere spaventoso come Halloween e, per finire, a Sweeney Todd (Sweeney Todd, The demon barber on Fleet Street), fine barbiere e ottimo padre di famiglia, divenuto implacabile fino alla sua vendetta.
Tutti personaggi scomodi, trattati male dalla società nella quale vivono un po’ defilati, ma mai domi. Un po’ come quelli di Culicchia: salvi, soprattutto per merito della loro ironia. In questo mondo di merda (ancora!?) vi pare poco?
     
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