FOOTBALL
IN TRINCEA
Erano veri campioni del football.
Per i tifosi, che ogni sabato gremivano le tribune degli stadi per
vederli giocare, erano icone dello sport e del fair play. Per i
loro compagni d’arme, sui campi di battaglia delle due Guerre
Mondiali, dove molti di loro persero la vita, erano dei veri eroi.
Ad esempio Bobby Daniel, che a soli sedici anni giocava con la nazionale
gallese prima di vestire la maglia dei Gunners londinesi. Morì
per il suo Paese cinque anni più tardi quando, col suo bombardiere
Lancaster, fu abbattuto la notte del 23 dicembre 1943 nel cielo
sopra Berlino. Lui e il resto dell’equipaggio non furono mai
ritrovati.
Tanti e tanti giovani eroi britannici, proprio come Bobby Daniel,
sono ricordati in un sito che racconta le loro gesta di footballers
e di soldati che diedero l’esempio e la vita per il loro Paese.
In Inghilterra, qualcuno ha capito che il calcio può servire
a far crescere i giovani e non a reprimere il loro entusiasmo. E
lo fa istituzionalmente. Come dire, il tempo della Thatcher e delle
leggi speciali comincia ad allontanarsi.
Si racconta di Walter Tull che indossò la maglia del Tottenham
e del Northampton Town e che fu il secondo calciatore professionista
di colore in Inghilterra. In qualità di secondo luogotenente
del Middlesex Regiment, Tull fu il primo ufficiale di colore a comandare
le truppe di Sua Maestà britannica in battaglia. Fu ucciso,
mentre guidava i suoi uomini all’attacco di una trincea tedesca,
il giorno dell’Annunciazione del 1918. Aveva 29 anni.
E si racconta di intere squadre di calcio che andarono al fronte.
Fu il caso, ad esempio, di tutti i calciatori della squadra scozzese
degli Hearts. Il 26 novembre 1914 indossarono la divisa dell’esercito
britannico portando con sé tanti tifosi colpiti dal loro
gesto. Sette calciatori morirono; un sopravvissuto, Paddy Crossan
rimase gravemente ferito. Trovandosi di fronte a un chirurgo tedesco
gli chiese di fare il possibile per non perdere la gamba ferita.
“I need my legs. I’m a footballer” disse al medico.
La gamba fu salva, ma Crossan morì dopo la guerra per gli
effetti dell’avvelenamento da gas.
Alla base dell’iniziativa, supportata anche dalla Premier
League e dalla Football Association, c’è il tentativo
di offrire ai giovani appassionati calcio dei modelli di riferimento
migliori di quelli che gli vengono offerti oggigiorno. Peter Francis,
della Commonwealth War Graves Commission, è il creatore del
sito www.cwgc.org/glorydays. “Vogliamo mostrare ai giovani
che i campioni del 1914, i David Beckham e i Theo Walcott dell’epoca,
diedero tutto quello che avevano. E molti di loro diedero anche
la vita. I più giovani non pensano a questo quando incontrano
i veterani di guerra. E quando scoprono che quasi due milioni di
persone morirono in tutto il Commonwealth spesso rimangono sbalorditi.
Il football serve anche a rendere più ‘umane’
delle semplici, sebbene tragiche, statistiche”.
Il sito ricorda anche il famoso incontro di calcio che si disputò
il giorno del Natale del 1914 tra le truppe britanniche e quelle
tedesche di fronte alle rispettive trincee. Con tanto di scambio
di doni e strette di mano.
Durante la Seconda Guerra Mondiale molti stadi, specialmente quelli
delle grandi città, non erano utilizzabili. L’ East
Stand del White Hart Lane, lo stadio londinese del Tottenham Hotspur,
veniva usato come grande camera mortuaria. Quando Highbury fu gravemente
danneggiato dai bombardamenti tedeschi, gli Spurs aprirono il loro
stadio agli arci-rivali dell’Arsenal per consentire lo svolgimento
delle partite di football.
Il sito celebra anche le donne che infilarono gli scarpini da calcio
durante la Prima Guerra Mondiale perché i tifosi potessero
ancora seguire le loro squadre del cuore. Lily Parr capitanò
il Dick Kerr Ladies, una squadra di una fabbrica situata a Preston.
Una loro partita al Goodison Park portò 50 mila spettatori
e attraverso il loro tour in Francia e Olanda riuscirono a raccogliere
fondi da impiegare in opere caritatevoli.
Ma quello che più colpisce, in realtà, è il
football giocato nelle trincee.
Sotto il fuoco nemico, sulla Somma, il primo luglio 1916 il Capitano
Billie Nevill, dell’8th Battalion East Surrey Regiment, chiamò
i suoi uomini all’estremo atto eroico di conquistare una trincea
nemica all’assalto con l’arma bianca. Prese quattro
palloni e li consegnò ai suoi uomini promettendo un premio
al primo che avesse segnato nella trincea avversaria. La compagnia
emerse dalle trincee e i comandanti delle pattuglie diedero il via
all’ultima partita. Molti soldati persero la vita. Anche il
Capitano Nevill rimase vittima di una delle tante raffiche di mitragliatrice.
I palloni continuarono ad essere calciati in avanti tra grida di
giubilo e di terrore, verso le dense nuvole di fumo che coprivano
le trincee tedesche. Quando le bombe e le baionette inglesi ebbero
raggiunto l’obiettivo, i soldati dell’East Surrey recuperarono
due palloni nelle trincee occupate. Palloni che sono ancora conservati
come trofei.
This is football. |