Support your local Subbuteo team
La partita del quarto turno di Coppa del 1972, Reading-Arsenal, fu il primo e il più doloroso dei molti smascheramenti a venire. Il Reading era la squadra di calcio più vicina, un infelice incidente geografico che avrei fatto di tutto per modificare; Highbury era a più di trenta miglia, Elm Park solo a otto. I tifosi del Reading avevano l’accento del Berkshire e questo, incredibilmente, non sembrava importare loro granché; non ci provavano nemmeno a parlare come i londinesi. Mi misi con il pubblico di casa – i biglietti erano solo in prevendita, ed era molto più facile andare a Reading che a Londra nord per prenderne uno – e mentre aspettavo i miei ancora consueti novanta minuti prima dell’inizio della partita, un’intera famiglia (una famiglia!), madre, padre e figlio, tutti agghindati con le loro sciarpe e le loro coccarde (coccarde!) blu e bianche, cominciò a parlarmi.
Mi chiesero della mia squadra e del nostro stadio, fecero qualche battuta – che provinciali – sulla capigliatura di Charlie George, mi offrirono dei biscotti,mi prestarono i loro programmi e i loro giornali. Cominciavo a gradire la conversazione. Il mio finto accento cockney suonava alle mie orecchie come impeccabile rispetto alla loro disgustosa cantilena (...). Fu quando mi chiesero delle scuole che tutto cominciò a crollare clamorosamente (...). Posso solo presumere di essere riuscito a convincere me stesso, e che a quel punto la mia città si fosse tramutata, nella mia testa, in una zona del nord di Londra più o meno tra Holloway e Islington; perché quando il padre mi chiese dove abitavo, io gli dissi la verità.
“Maidenhead?” ripeté il padre incredulo. “Maidenhead? Ma è a quattro miglia da qui!”
“Quasi dieci”, replicai, ma sembrò poco convinto che le sei miglia in più facessero una gran differenza, e il peggio è che riuscivo a capire il suo punto di vista. Arrossii fino alla punta delle orecchie.
Poi mi diede il colpo finale. “Non dovresti essere qui a tifare per l’Arsenal”, disse.
“Dovresti fare il tifo per la tua squadra locale.”
Nick Hornby, Febbre a 90’
Quello che non sempre riesce nel calcio, cioè fare il tifo per la propria squadra locale – perché al cuor non si comanda – può riuscire più facilmente a Subbuteo. È quello che MU Crew auspica, applicando il tema SUPPORT YOUR LOCAL FOOTBALL TEAM al calcio a punta di dito. Un calcio fatto di piccoli omini, libero da interessi milionari, da imbrogli, da pay tv e da leggi speciali. Calciatori in miniatura che non simulano, che hanno la maglia senza lo sponsor e, casomai, i numero dall’uno all’undici. Un calcio in cui è ancora lecito sognare, esporre striscioni e fare il tifo per le piccole squadre locali perché non esistono né diritti televisivi, né decreti spalma-debiti, né anticipi e posticipi.
MU Crew per veicolare questo messaggio riprende, nella grafica, uno spunto di Action Now – Play old style che da tempo si occupa di rilanciare il Subbuteo ‘vecchia maniera’, anche grazie alla mostra Flick about (www.flickabout.com), a cura dell’artista svedese Charlotta Smeds.
Con il Subbuteo, per non far morire il calcio. |