Addio cuori solitari
Prendiamo un single. Uno di quelli convinti. Non uno di quelli che siccome non becca una donna fa finta di essere uno scapolone impegnato. Immaginiamo qualcosa tipo il ragionier Paolo Anselmi, cioè Alberto Sordi ne “Lo Scapolo”, (film di Antonio Pietrangeli del 1955) oppure Alberto, sempre Alberto Sordi, ne “I Vitelloni” (film del 1953 diretto da Federico Fellini).
Ma prendiamolo, non in senso figurato. Prendiamolo nel senso afferriamolo, mettiamogli un cappuccio in testa e rapiamolo.
Che ci facciamo, direte voi? Un esperimento, suggerisco io. Vediamo come resiste in due situazioni limite.
Ma, intanto, per cominciare, gli affianchiamo un tipo che non sopporta la solitudine, uno che cerca disperatamente una donna, sì, ma non solo per fare cose, voglio dire. Uno che cerca una compagna, una volta si sarebbe detto ‘uno che cerca moglie’.
Immaginiamolo timido, schivo. Uno come Quirino Raganelli, Nino Manfredi nell’episodio “Una giornata decisiva” che compone la trilogia de “I Complessi” (1965 – Luigi Filippo D’Amico – Dino Risi – Franco Rossi).
Impacciato, serio, pronto a essere sacrificato sull’altare del matrimonio.
Dicevamo: dopo averlo rapito e avergli affiancato un cercatore di moglie, lo segniamo, anzi segniamo entrambi, magari via internet, a una delle tante agenzie matrimoniali che promettono incontri seri scopo matrimonio. Iniziamo a testare la resistenza al panico del nostro prigioniero.
In rete le agenzie che promettono mari e monti per chi cerca l’anima gemella non si contano più.
Sembra che conoscersi e frequentarsi, oggi, debba necessariamente passare per il web. Se non si ha un proprio profilo rintracciabile su internet si è dannati all’oblio, specialmente se la ricerca di amici o di amiche diventa una necessità.
Non è il caso del nostro scapolo d’oro (diciamo un po’ Jimmie Shannon, ovvero Chris O'Donnell in “The Bachelor”, 1999 regia di Gary Sinyor, trad. italiana “Lo Scapolo d’Oro”, remake del film muto “Seven Chances” del 1925 interpretato e diretto da Buster Keaton) ma non tutti sono portati a contemplare la bellezza della solitudine, forse perché sono sempre stati soli o forse perché i cuori solitari sono davvero pochi.
Una volta c’erano le discoteche, le feste con gli amici, il pub e le mille occasioni che una vita normale può riservare. Ma chi è timido, chi è particolarmente solo, chi non è brillante da farsi notare, chi quando si dice eravamo due o tre è sempre il ‘tre’ che passa inosservato, cosa può fare?
Ma non perdiamoci in chiacchiere. Non è finito lo strazio per il nostro single, l’esperimento continua, anzi entra nel vivo. Perché ora lo mandiamo in Germania. A provare il Liebesexpress, l’espresso dell’amore, il treno che ti aiuta a trovare l’anima gemella.
Riservato esclusivamente ai single, in due ore – lo spazio che separa l’andata e ritorno tra Norimberga e Monaco di Baviera – questo treno speciale della Deutsche Bahn promette grandi amori purché ci si registri al “single-dating check in” provando di essere libero da impegni sentimentali.
Sul treno open space fatto di vagoni rossi, ogni coppia ha dieci minuti per provare a conoscersi e per vedere se scatta qualcosa (l’allarme sul treno?), poi si cambia. Le signore rimangono sedute al proprio posto, i signori cambiano poltrona e come tanti fuchi ronzano e danzano le loro quadriglie attorno alle prede.
Tentativi e avventure si sono susseguite per un anno e pare siano molte le coppie cadute in trappola.
Alla fine del primo viaggio sessantaquattro nuovi incontri su cento si sono conclusi con la decisione comune di scambiarsi indirizzi, numero di cellulare ed e-mail. Per rivedersi e provare un nuovo inizio della vita.
Sarebbe bello sentire il commento del nostro bel zitello: immagino che parlerebbe del Liebesexpress come se avesse viaggiato su una versione del treno del terrore diretto da Roger Spottiswoode (“Terror Train” film del 1980 in cui la fotografia è affidata al grande John Alcott, premio Oscar alla migliore fotografia nel 1976 con il film capolavoro di Stanley Kubrick, “Barry Lyndon”).
Non è tutto, però. Per verificare la tenuta psichica del nostro ostaggio, lo mandiamo – sempre assieme al timidone in cerca di moglie – anche in Spagna, a provare quella che è la vera propria risposta latina al treno tedesco: le “caravanas de amor”, bus carichi di donne in cerca di marito che da una ventina di anni viaggiano in lungo e in largo per tutta la Spagna, raggiungendo gli spopolati villaggi dell’entroterra iberico.
Tutto ebbe inizio poco più di venti anni fa, quando alcuni uomini single di Plan, un piccolo villaggio dei Pirenei, videro un film americano del 1951, “Westward the Women” con Robert Taylor e Denise Darcel.
La pellicola racconta la storia di un cowboy che conduce una carovana composta di 150 donne da Chicago fino alla California, dove sono attese da altrettanti uomini, che pur non conoscendole le sposeranno.
I cittadini di Plan, che al tempo non superavano le 170 unità, furono entusiasti del film e misero un annuncio nel giornale regionale che recitava: «Cerchiamo donne tra i 20 e i 40 anni per matrimonio in un piccolo villaggio ai piedi dei Pirenei». Cinquantasette donne, solo nella prima settimana, risposero all'annuncio.
Il primo bus dell'amore partì per Plan il 7 marzo del 1985.
Nei quattro anni successivi ne seguirono altri cinque. Alla fine gli autobus produssero quaranta nuovi matrimoni. Nel corso degli anni altre piccole cittadine adottarono la stessa tecnica e nacquero nuove coppie. «L'amore salverà gli sperduti villaggi spagnoli»: è il motto di Manuel Gozalo, l’ideatore delle nuove carovane dell’amore che da una decina d’anni hanno ripreso a solcare la Spagna piene zeppe di donne che provengono per lo più dall'America latina, pronte a incontrare uomini single, la maggioranza dei quali è di mezza età. Se tra loro nasce l'amore, vi sono più possibilità che le piccole comunità iberiche sopravvivano allo spopolamento, altrimenti gli uomini che hanno pagato all’organizzazione tra i 50 e 70 euro per incontrare le future promesse spose e le donne che hanno pagato 18 euro per farsi trasportare coi loro sogni matrimoniali hanno contribuito a far viaggiare desideri che, invece che col treno di Azzurro, viaggiano in bus.
«Tutti hanno diritto alla felicità» - è un altro motto di Gozalo.
«Anche i single a rimanere tali» - ci verrebbe di rispondergli insieme al nostro scapolo, mentre lo liberiamo e lo riconsegniamo alla sua libertà. |