ART
FROM THE BARS
Si può considerare un dato di fatto comunemente riconosciuto
che il consumo di alcol è inseparabilmente collegato all’arte
e una gran parte della creatività si sviluppa proprio attorno
alla bottiglia e nei luoghi in cui si vende alcol, specialmente
dove alla vendita segue il consumo.
Nel bar, nel mormorio spettinato delle risate sommesse e a causa
dell’eccessivo consumo di alcol, le indebolite capacità
comunicative vengono sostenute chiamando in aiuto le qualità
artistiche.
Quel non so che di onirico che miscela alcol e ben dell’intelletto,
si impadronisce degli spiriti più capaci e riflette le creatività
più nascoste, dai salottini in cui si beve, fino alle vette
più pure dell’eccellenza artistica. Questo quando il
consumo di birre, liquori eccetera, ancora consente delle riflessioni
alte sull’arte e la creatività è sostenuta dalla
presenza fisica e mentale.
Dejan K, fotografo e profondo conoscitore dell’animo umano
e dei pub, delle birrerie e di ogni bettola di Amsterdam, nonché
di tante altri parti del mondo, da circa dieci anni si interessa
di sottoculture urbane, movimenti underground e, soprattutto, di
tatuaggi.
La miscela gradevole di tutti questi interessi lo ha portato ad
avvicinare i tanti tattoo artists con i quali si è incontrato
tra conventions e bevute e, dopo averli sorvegliati attentamente,
non appena scorgeva i primi segni d’abbandono delle facoltà
minime, equilibrio e capacità di parlare senza biascicare,
eccolo che – munito di penna – chiedeva di disegnare
un pensiero che sul momento era loro compagno, sotto la potente
ispirazione dell’alcol, sul retro del sottobicchiere.
In questo modo Dejan K ha collezionato centinaia e centinaia di
pezzi unici e fantastici.
Tutto è cominciato tanti anni fa, quando si è trasferito
a vivere a due passi dal ‘de Duivel’, il bar in cui
street artists, tatuatori, fumettisti, designers, fotografi, musicisti,
ubriaconi e gaudenti d’ogni specie mescolavano sapientemente
i loro caratteri stravaganti e le loro tendenze culturali.
E così Dejan K ha pensato bene di creare una perfetta armonia
artistica tra le varie forme esistenti di sottobicchieri e il pensiero
degli artisti, reso più lucido dall’assunzione di birre
e whisky.
Ha raccolto i pezzi, li ha conservati e li ha fotografati per conservarli
in uno splendido volume dedicato proprio alla Bar Art.
È lui che mi spiega un concetto fondamentale mentre ci beviamo
una birra: “il sottobicchiere si presta particolarmente a
questo tipo di arte. È sempre là sotto alla tua birra,
o comunque lì vicino. È un compagno silenzioso di
bevute, presente in ogni momento, ha un volto familiare, per certi
versi rassicurante anche quando ti presenta una birra che non conosci”.
Usato come block notes per segnare appuntamenti, dichiarazioni d’amore,
il numero delle birre bevute; oppure come puzzle quando si è
più nervosi e si spezzetta e si ricompone in attesa che lei
arrivi o che ti degni di uno sguardo; oppure ancora come proiettile
scagliato nel pub per attirare l’attenzione. Siccome lei continuava
a far finta di niente. Ma tutto, purché sia libero sul retro.
Ecco il sottobicchiere. Rotondo, quadrato, d’ogni forma e
colore, ma con una faccia bianca da poter utilizzare. Arte decorativa
e forma di comunicazione, voce visiva di sottoculture contemporanee.
Il volume ‘Art from the Bars’ ha selezionato centinaia
di pezzi di centinaia di artisti del tatuaggio e della bottiglia.
Si tratta di un gran volume, imperdibile. Per grandi intenditori.
D’arte e di alcol.
Art from the Bars – Amsterdam 2007
È possibile richiedere il volume al costo di 45 euro escluse
le spese postali, scrivendo a: info@actionnow-playoldstyle.com |