A VOLTE RITORNANO
Nell’ormai lontano mese di novembre 2006 – ormai lo sanno anche gli scolaretti più somari – a Roma si tenne il primo Subbuteo Fair, manifestazione dedicata al gioco più amato dai bambini degli anni Settanta e da quelli che ancora sono rimasti bambini nonostante gli anni Settanta siano passati da un pezzo. Appassionato di calcio old style, collezionista di memorabilia calcistici e entusiasta del vecchio gioco a punta di dito, mi ero messo in testa che il Subbuteo meritava scenari molto più ampi e vivaci di quelli vissuti nelle proprie stanzette, nelle cucine superaffollate di amici e come si direbbe in teologia, nel proprio ‘foro interno’.
Credo di esserci riuscito, grazie a tutti quelli che hanno sposato la mia presunzione.
Ne è nata una giornata splendida, in cui il vecchio calcio ha ripreso vita e le Figurine Panini si sono materializzate in campioni del calibro di Boranga, Cereser, Fossati e Rampanti; in cui Peter Adolph, l’inventore del Subbuteo – da noi invocato ‘santo subito’ – è stato rappresentato degnamente dal figlio Mark e in cui tantissima gente è intervenuta in una cornice elegante, tanto quanto il Subbuteo meritava.
Ma quel giorno è nata anche una Mostra fantastica “Flick about” che Charlotta Smeds ha esposto in quell’occasione.
Insomma il Subbuteo era ancora vivo e vegeto. Talmente tanto che la stessa RAI ha inviato una troupe che ci ha regalato un servizio lungo e dettagliato.
Fin qui tutto bene. Un trionfo. Ma spesso, dietro ai trionfi, si nascondono tante cose brutte.
Un po’ come il diavolo che si nasconde tra le colonne delle chiese.
Per far conoscere le mie intenzioni bellicose circa la rinascita del Subbuteo, ebbi la ‘geniale’ idea di ‘postare’ la notizia nei differenti forum che via via andando cercando e trovando su internet.
Ce n’era davvero per tutti i gusti. Sostenitori del tradizionalismo più osservante incrociavano le loro spade (forse è meglio le loro dita, parlando di Subbuteo, ma erano dita particolarmente appuntite) con progressisti che, in barba al nome del gioco a cui si ispiravano, giocavano con materiali e prodotti dai nomi più vari.
Ben felice di aver scoperto un mondo ‘virtuale’ solo nei nicknames, ma molto reale in quanto a gioco e offese, e soprattutto di non essere rimasto solo con un pugno di amici fedeli a giocare a Subbuteo, ho scelto di procedere con il Fair cercando, con un ecumenico ‘volemose bene’ di far progredire il gioco in nome di un affratellamento subbuteista. Manco per niente.
È incominciata una guerra. La classica guerra dei poveri. Tradizionalisti indignati per le mie aperture ai progressisti e progressisti che invocavano gogna e ghigliottina per chi ancora aveva fattezze vandeane e realiste. Veramente da ridere. Quarantenni imbolsiti che gridano dalle loro scrivanie (magari dall’ufficio) quanto odio irreparabile divide i due schieramenti; eretici e sedevacantisti del panno verde che minacciano ennesimi scismi e scomuniche ipso facto incurrendae; padri e figli di volta in volta uniti e divisi da giocatori di un tipo e miniature di un altro.
Insomma, tra il divertito, l’incuriosito e l’amareggiato ho partecipato in prima persona alla guerra del tutti contro tutti. Mi chiedevo: ‘ma il nemico, chessò, non potrebbe essere la Playstation?
Sarebbe un po’ come ritenere nemici tra di loro gli spaghetti cacio e pepe e la carbonara perché quest’ultima non ha una genesi chiara al confronto dei più nobili e certi natali romani della pastasciutta cacio e pepe. Ero fermamente convinto e lo sono tuttora che il nemico rimanga l’hamburger. Ma questo è un altro discorso. Ma siccome guardo l’orologio e vedo che è ora di pranzo, mi rendo conto del perché mi sia venuto in mente questo paragone.
Mi sbrigo così vado a mangiare.
Insomma il Subbuteo Fair del novembre 2006, riesce molto bene. Partecipano entrambe le fazioni, nemmeno fossimo qui a parlare di guelfi e ghibellini, ma soprattutto riesce vincente l’idea di presentare il Subbuteo quale testimonial del Fair Play.
Per la verità, testimonial un po’ tirato per i capelli vista la grande maleducazione di qualche subbuteista forse invidiosetto di tanto successo inaspettato.
Ma come recita il titolo, a volte ritornano.
Eh sì, perché nel frattempo abbiamo deciso che si terrà sempre a Roma una seconda edizione del Subbuteo Fair. Non poteva mancare, dato il grande successo di pubblico della prima.
Stavolta, per non creare invidie, ho scelto la politica del bipartisan.
Dall’inizio, sono state invitate entrambe le fazioni, con la speranza che non litighino di nuovo.
Ma basta andare sui vari forum per capire che purtroppo (o per fortuna) non sarà così.
Siamo ancora tutti bambini e il litigio è parte della crescita adolescenziale.
E siccome siamo davvero tutti un po’ bambini, nel bene e nel male, l’appuntamento per fare a pugni, per giocare a Subbuteo o a Calcio da Tavolo, per appiccicare le gomme da masticare sui panni verdi degli odiati avversari, per correrci appresso e magari per ammirare e acquistare qualche squadra che quando eravamo bambini un po’ più piccoli e più bassetti non siamo riusciti a farci comprare, è a Roma il 19 e 20 aprile. Ditelo in giro.
Una raccomandazione ai bambini più discoli.
Ricordate che abbiamo fatto credere in giro che Subbuteo è anche Fair Play.
Non mi fate fare brutta figura... |