Barbour,
tra Buckingham Palace e terraces
Quando nel 1894 lo scozzese John Barbour di Galloway iniziò
a vendere giacconi in tela cerata nel porto di South Shields, la
Football Association inglese e la Football League avevano rispettivamente
trentuno anni e sei anni, e nessuno avrebbe immaginato il successo
al quale stava andando incontro John Barbour nel mondo degli appassionati
del gioco del calcio.
E chissà che John Barbour stesso non fosse appassionato del
Beautiful Game.
La Federazione scozzese, Scottish Football Association era nata
nel 1873 e Archibald Leitch, il grande architetto degli stadi britannici,
ancora giovanissimo, si stava formando negli studi e iniziava a
pensare a come unire la sua passione per l’architettura e
quella per il calcio.
Di lì a breve il football dall’isola d’Albione
sarebbe giunto ovunque nella Vecchia Europa e nel mondo; Archibald
Leitch avrebbe costruito una ventina di stadi per Football Clubs
inglesi e scozzesi (ed essendo morto nel 1939 per fortuna non avrebbe
visto la loro demolizione per una legge infame sulla sicurezza risalente
al 1989); la reputazione dei prodotti di Barbour sarebbe così
cresciuta da ottenere dalla Regina Elisabetta II, da Sua Altezza
Reale il Duca di Edimburgo e da Sua Altezza Reale il Principe di
Galles, la Royal Warrant of Appointment per aver fornito alla famiglia
reale britannica capi d’abbigliamento impermeabili di altissima
qualità; e, infine, i prodotti di John Barbour sarebbero
diventati oggetti di culto nelle terraces di tutta Europa, a partire
proprio da quelle disegnate da Leitch.
Negli anni ’80 e ’90 del Novecento, giusto un centinaio
d’anni dopo la creazione dei primi capi in tela cerata della
Barbour, britannici appassionati di calcio, avrebbero viaggiato
in tutta Europa con i famosi treni Inter City facendo conoscere
ovunque la potenza delle squadre inglesi e delle loro firms, anche
nel campo dell’abbigliamento.
In Italia, l’esplosione del fenomeno casual procedé
quasi di pari passo.
I supporters italiani a contatto con quelli inglesi misuravano l’abbigliamento
e i muscoli, rimanendo colpiti dalla sobria ‘eleganza’
con la quale le firms britanniche occupano lo shed, anche delle
altre tifoserie. Purtroppo, dopo la sventurata finale di Coppa dei
Campioni dell’Heysel tra Liverpool e Juventus, le squadre
inglesi furono a lungo bandite dalle competizioni europee e i contatti
si fecero meno consueti.
Qualcuno di noi, già ventenne, iniziò a viaggiare
con l’Inter Rail, una forma di viaggio pensata per i giovani
che, con pochi soldi riuscivano a coronare i propri sogni d’evasione
dalla quotidianità. Era l’occasione buona per raggiungere
località lontane e seguire squadre con le quali avevamo sognato,
prima giocando a Subbuteo, e poi, dal 1977, seguendo le prime telecronache,
trasmesse con il sistema Pal Color. Anni meravigliosi, fatti di
calcio ancora dal sapore antico.
Negli anni 90 nasce Mentalità Ultras Streetwear. Nasce a
Torino, sponda granata. È il segno dei tempi. Mentalità
Ultras Streetwear capisce che troppo sta cambiando nel mondo del
pallone. Dentro e fuori dal campo. Per questo cerca di ridare al
fenomeno del tifo calcistico un orientamento di stile.
Quello stile che negli Ottanta aveva dettato legge.
E subito Mentalità Ultras Streetwear diventa uno dei classici
da terrace culture.
Oggi Mentalità Ultras Streetwear, con la felpa che presenta
degli inserti in stoffa originale tratta dall’interno del
Barbour, presenta un capo di abbigliamento che vuole essere una
citazione, proprio dedicata al grande scot man di Galloway.
Chissà se John Barbour se lo sarebbe aspettato. |