È MEGLIO BRIATORE CICCIOTTELLO O L’OMINO MICHELIN
CON VENTI CHILI IN MENO?
Milioni, forse miliardi di persone in tutto il mondo, in questi
mesi avranno perso il sonno distrutte da un quesito davvero difficile
da risolvere. È il classico rompicapo che ti assilla e ti
toglie il respiro.
Sono stati in tanti, dalla Cina agli Stati Uniti, da Valmontone
a San Donà di Piave, a chiederci di essere illuminati su
uno dei più grandi dilemmi degli ultimi anni.
Raccogliamo l’invito rispondendo a una delle tante lettere
giunte in redazione, pubblicando la lettera e tenendo presente che
davvero molti lettori saranno soddisfatti per aver noi affrontato
questo tema spinoso.
Caro direttore, sono un attento lettore delle vostre rubriche. Ho
notato che l’omino della Michelin in questi mesi ha subito
un restyling ‘importante’. La famosa casa di pnumatici
lo ha sottoposto a una dieta ferrea e lo ha ripresentato sul mercato
dimagrito di almeno una ventina di chili. Certo, la Michelin ha
bisogno di avere un’immagine dinamica e scattante, ma a mio
modesto giudizio l’omino era molto più simpatico quando
era paffutello. Piuttosto, vederlo così mette una certa agitazione.
Mi domando: se un’icona della ciccia abbondante deve ridursi
a dimagrire per colpa del salutismo imperante e della logica anoressica,
per cui solo i magri sono belli, noi grassi saremo vittime del mobbing?
Rischiamo di non vedere più Briatore e la sua panzetta abbracciati
alla velina di turno? Sono preoccupato, spero di avere una risposta.
Con stima, Leopoldo (Catania)
Caro Leopoldo,
anche noi, come te, abbiamo notato che il Pensiero Magro, la dittatura
della corsetta all’ora di pranzo al posto della trattoria,
ha colpito una delle icone del grasso e dell’abbondanza.
E stavolta il taglio non viene dal Ministero della Salute, ma da
un’azienda multinazionale e dal suo board di manager. Cosa
dire?
Il responsabile del marketing dell’azienda, recentemente,
ha spiegato che il cambiamento era richiesto per mantenersi al passo
coi tempi.
Rispetto alla sua versione “classica” l’omino
Michelin, che si chiama Bibendum come un celebre ristorante londinese
a Chelsea, in Fulham Road – sulla breccia dal 1905, votato
icona numero uno della pubblicità in un sondaggio del 2000 - ha perso circa il 20% del volume ed è energico e
scattante come non è stato mai.
Siamo davvero molto addolorati da questo cambiamento e, per quanto
ci riguarda, sentiremo con nostalgia la mancanza del caro vecchio
omino grasso e felice. Lo ricorderemo così, sapendo che a
lui farà piacere. Magari immagineremo di sedere ancora con
lui in trattoria, ebbri di vino e gonfi di ogni ben di Dio.
Chissà che con il tempo, magari sgarrando alle diete che
gli verranno imposte, non torni ad ingrassare e a farci di nuovo
simpatia. Compatiamolo e stiamogli vicini. Un momento del genere
non si augura a nessuno.
Per quanto riguarda il nuovo patron della squadra londinese, a noi
tanto cara perché era la squadra per cui faceva il tifo Peter
Adolph, l’inventore del Subbuteo, pensiamo di poterti rassicurare.
La stupenda sensazione che si prova quando si vede un uomo di mezza
età con panzetta e capello bianco al fianco di una giovane
bellezza, con Briatore non è a rischio.
Forse è la dimostrazione che l’amore non conosce dati
anagrafici e che anche tu nel tuo piccolo, un giorno, puoi trovarti
al fianco di una stangona del genere. Ma forse è anche bene
ricordare che noi non abbiamo lo yacht di duecento metri, le ville
in Sardegna e le super macchine sportive e quindi ci conviene non
esagerare in trattoria. D’altronde lo stesso omino ha dovuto
fare una scelta e dimagrire. Aveva le gomme lui, non certo le macchine
e tutto il resto. |