TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO
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Ci sono dei momenti nella Storia in cui alcuni eventi si cristallizzano
e si fanno essi stessi Storia.
In questi casi, del momento non conta la durata, conta l’intensità;
non essendo il tempo umano, di fronte alla Storia, nulla più
di una Sua misura.
Ma ciò che rende immoto e universale un Evento, proprio di
fronte alla Storia e perché esso stesso possa trascendere
e farsi Storia, non è il fatto in sé che ciò
sia accaduto, ma il fatto fuori di sé, sebbene intrinseco
alla sua immanenza, di come sia accaduto e quando sia accaduto.
Ma forse stiamo divagando.
Nella storia del calcio, un evento divenuto Evento, con la E maiuscola,
in modo che coincidano l’Essenza e la Sua Trascendenza è
Tutto il calcio minuto per minuto.
Un programma, quello accaduto storicamente tra la sua Origine e
la scomparsa dei suoi migliori esponenti, divenuto sicuramente Mito
e quindi irripetibile nonostante una certa continuità storico-temporale.
Come tutto ciò che appartiene al passato, almeno nella sua
fase universale e trascendente – un po’ Età dell’Oro
e un po’ ‘buon tempo antico’ di Dante Alighieri
– Tutto il calcio minuto per minuto ha necessità –
perché si capisca di cosa trattiamo – di uno sforzo
di memoria o di fantasia, a seconda che se ne possano ricordare
i bei tempi in cui ‘quel’ Tutto il calcio minuto per
minuto andava in onda sulle radioline di milioni di italiani, o
si possano immaginare ‘quei’ tempi in cui alla domenica
le squadre, rigorosamente tutte assieme, con le maglie semplici
dall’uno all’undici e senza nomi sulla schiena, senza
anticipi e posticipi, si davano battaglia in campo, raccontate per
radio da voci indimenticabili.
E sì, perché se indimenticabile è stato il
calcio di Facchetti e di Meroni, di Sivori e di Burnich, indimenticabili
sono le voci che hanno narrato, alla radio, partite su partite –
quando il televisore faceva appena capolino tra gli italiani e quando
il calcio, anche un po’ più tardi quando gli italiani
ormai conoscevano il sistema Pal Color, aveva un sapore ancora genuino
–, le voci di Roberto Bortoluzzi, di Nando Martellini, di
Enrico Ameri, di Sandro Ciotti, di Alfredo Provenzali, di Ezio Luzzi
e di tanti altri che tralascio solo per brevità.
Nata a partire dalla stagione 1959-1960 con le radiocronache dei
soli secondi tempi, la trasmissione debutta ufficialmente nel febbraio
1960, ma già in precedenza vi furono trasmissioni sperimentali,
ed è rimasta quasi invariata nella struttura, salvo la copertura
della totalità delle partite dal primo minuto, che prevede
interventi e cronache in diretta dai principali campi di gioco con
segnalazioni immediate di goal o eventi di particolare rilievo da
ogni campo.
Dal momento in cui “A Taste of Honey” nella versione
strumentale del 1965 suonata da Herb Alpert, annunciava l’inizio
della trasmissione, come per magia si era trasportati in un mondo
fatto di “Scusa Ameri, sono Ciotti, intervengo da...”
in cui la lingua italiana – oggi per molti sempre più
misteriosa – si faceva calcio allo stesso modo in cui il Verbo
s’era fatto Carne.
Voci amiche raccontavano gesta epiche di figurine Panini che la
domenica, come per incanto, si staccavano dagli album su cui erano
incollate e correvano, correvano e saltavano e paravano e segnavano
sui campi di Serie A e quelli di Serie B.
Tre di queste voci oggi non ci sono più e la magia di una
trasmissione si è arresa all’hic et nunc di fini interventi
da studio o dai campi principali.
Perché Ameri, Ciotti e Martellini – citati in rigoroso
ordine alfabetico – sono stati le voci più amate dagli
italiani radiolina-dipendenti delle domeniche di tanti anni fa.
Ameri, che aveva il suo forte nel ritmo serrato della radiocronaca
col quale imprimeva al suo racconto una regolarità anche
linguistica, grazie al fatto di non commentare la partita, ma di
raccontarla.
Ciotti, che aveva avuto l’onore di avere come padrino di battesimo
il grande Trilussa e che da giovane aveva indossato la maglia della
Lazio, col suo linguaggio forbito e ricercato al quale sommava un
ritmo veloce e la sua ironia schietta e pungente.
E Martellini, garbato e signorile, che raccontava con grande misura
quanto accadeva in campo, fino a fare il grande salto verso la telecronaca,
riuscendo a non spezzare le immagini dal racconto.
Tra il 2003 e il 2004 i nostri radiocronisti sono andati a raccontare
in cielo quanto il calcio fosse diverso e più bello tanti
anni fa.
Noi li ricordiamo sempre con grande affetto, ancora nelle nostre
orecchie le loro voci che escono dalle radioline e ci descrivono
quanto avviene in campo.
Perché ci sono momenti nella Storia in cui alcune storie
diventano all’improvviso più luminose.
I momenti in cui i nostri tre radiocronisti ci raccontavano le storie
di un mondo che non c’è più. |