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Rodney MarshIL CALCIO MODERNO E IL MODELLO INGLESE

Quando i tifosi più accaniti parlano di rifiuto del calcio moderno, chissà in quanti storcono la bocca e, comodamente seduti nelle poltrone di casa, magari davanti a una bella tv che offre partite a pagamento, si risentono contro i romantici del calcio che fu.
Sì, chissà quanti mal sopportano proprio quei romantici che amano le vecchie gradinate degli stadi di una volta, le maglie delle squadre con i colori sociali e la numerazione dall’uno all’undici; quelli che le partite le guardano in piedi, quelli che si sgolano a cantare e a incitare la propria squadra; quelli che vanno allo stadio con i propri figli perché da bambini andavano allo stadio con i loro papà; quelli che a quarant’anni ancora comprano le figurine Panini perché con le figurine ci sono diventati grandi; quelli che le partite a casa soffrono a vederle. Già quegli stupidi romantici che sfidano la pioggia, che imparano le vecchie formazioni a memoria per non scordarle, che giocano a Subbuteo e a calciobalilla. Quelli che sono i veri ultras del tifo, che amano il fair play in campo e poi se le danno quando a Subbuteo l’avversario gioca sporco. Quelli che litigano e fanno pace, come al campetto di calcio dietro casa.
Quelli che si lamentano perché hanno saputo che Flavio Briatore e Bernie Ecclestone, dopo aver acquistato per novanta milioni di euro il Queen’s Park Rangers, hanno deciso che è arrivato il momento di ricorrere alla consulenza di Antonio Giraudo, proprio lui, per portare la squadra londinese a giocare le proprie partite casalinghe a New York.
Eh, sì, avete inteso bene. A New York. Stati Uniti. Stelle e strisce. Proprio là. E con galantuomini del calibro di Giraudo.
Allora tutti quelli che hanno ancora la bocca storta perché esistono i romantici del calcio – sì, sempre quelli che ancora chiamano Coppa dei Campioni la Champions League eccetera eccetera – dicevamo, quelli con la bocca storta, dovrebbero spiegare a chi ama il calcio, quello vero, che significato ha solo proporre delle bestialità del genere.
E non ci si venga a rispondere che si tratta di aggiornarsi, di essere moderni, di proiettarsi verso il futuro, per cui NY e London diventeranno un’unica città virtuale Ny-Lo e palle del genere. O che a Roma, un signore che sino a ieri si è occupato di immondizie e imprese di pulizie ha scelto Valmontone per realizzare il nuovo stadio della Lazio, la squadra più antica di Roma. Che se rapportato alle follie a colori dei boss della Formula Uno, fa proprio tenerezza. Valmontone contro New York. Poveri noi.
Qui, però, care bocche storte, si tratta di offrire spiegazioni convincenti.
Per esempio, in Italia, proprio sull’onda emotiva della morte del poliziotto Raciti e del giovane tifoso della Lazio impallinato da un ultras della Polizia, si è tanto parlato e si è tornati a parlare del modello inglese.
Cari accomodati nelle poltrone di tutt’Italia, qual è il modello inglese? Quello che portano Briatore ed Ecclestone a Londra? Quello che vorrebbe trasferire una gloriosa squadra londinese dal Loftus Road a qualche impianto ‘billionaire’ di New York? Quello che ha distrutto gli stadi simbolo del calcio, da Wembley agli stadi realizzati dall’architetto Archibald Leitch, perché una legge inglese aveva deciso che non erano più funzionali?
Mi piacerebbe tanto sentire le risposte, quelle vere che parlano di economia e di potere, di politica e leggi speciali.
E allora gentili telespettatori tenetevi il vostro calcio moderno fatto di popcorn, di stadi con i seggiolini numerati, di pubblicità, di plastica e palloni colorati, noi preferiamo rimanere prigionieri dei nostri sogni, dei nostri bei ricordi, dei nostri vecchi stadi e delle nostre vecchie bandiere.
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