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Manifesto
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CONTRO IL LOGORIO DEL CALCIO MODERNO

Chi pensa che il presente e il futuro del calcio siano soltanto gli scandali, gli intrighi di palazzo, le leggi speciali, gli stadi vuoti e il calcio a pagamento in televisione, dovrebbe assolutamente vedere gli scatti che l’artista svedese Charlotta Smeds ha dedicato al Subbuteo in occasione delle celebrazioni per il 60° anniversario dell’invenzione del gioco da parte del grande Peter Adolph.
Una Mostra fotografica – che a breve sarà a Torino e poi più avanti a Verona e al momento si può visitare su web: www.flickabout.com – e un Catalogo curato da Fabrizio Ghilardi e da una introduzione di Giuseppe Culicchia raccontano quanto il calcio a punta di dito sia ancora vivo e vegeto dopo tanti anni in cui persino la casa che lo produce – almeno nella sua versione moderna – lo aveva dato per bollito.
E la Mostra non fa altro che smentire le previsioni della Hasbro e consegnare al Mito un gioco che l’indice di tanti bambini (e anche di tanti adulti) ha spinto sui panni verdi in tante parti del mondo, verso una gloria davvero immortale.
Le miniature ritratte sono perlopiù quelle dell’epoca d’oro del gioco, le heavyweight. Ma chi immagina un’operazione di archeologismo paludato e bizantino, si sbaglia.
Nella Mostra non c’è alcun sapore di vecchio, né vi si trova qualcosa che sia scontato.
Raffinata, colta, la Mostra è un inno alla Bellezza e al Gioco del Calcio, the Beautiful Game.
Le fotografie non sono una semplice carrellata di tipi, squadre, omini.
Si tratta, piuttosto, di fotografie dinamiche, ricche di tensione agonistica, di pathos reale, lo stesso che si vive sui campi di calcio e sui panni verdi del Subbuteo. 
Gli omini non sono rappresentati in scatti fissi ma grazie alla bravura della Smeds, rivivono, nelle fotografie, gli stessi movimenti di una partita.
Le uniche immagini in cui prevale la fissità e la maestà del gioco, colgono l’hic et nunc del momento e sono un omaggio alle azioni di gioco sublimate nel loro momento più alto.
Ispirata dal Manifesto della Fotografia Futurista, firmato da Tato e Marinetti, l’artista svedese coglie e descrive l’azione attraverso la dinamicità del movimento e, attraverso ‘la spettralizzazione di alcune parti del corpo umano o animale, isolate o ricomposte alogicamente’, ottiene nuove forme fotografiche scomponendo la materia in un prima e in un dopo che sanno di idealismo hegeliano.
Insomma l’arte come rappresentazione del reale e l’arte come raffigurazione di un irreale simbolico si incontrano, in una loro perfetta sintesi, nella Mostra ‘Flick about’ e raccontano sessanta meravigliosi anni di storia in cui il Subbuteo e il calcio erano ben altra cosa rispetto a Playstation e calcio moderno.
COMPETITIONS: ACCENT ON THE BALL!
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