INTERVISTA
CON
Giuseppe Culicchia, scrittore. Ormai affermato e non più
giovane scrittore. Finalmente ti sei occupato di football. Il tuo
libro sui cent'anni del Toro "Ecce Toro", edito da Laterza
è uno di quei libri che, sicuramente, piacerebbe a un grande
maestro del genere, l'inglese Nick Hornby. Quando i sentimenti che
ci legano al calcio, attaccamento ai colori della maglia, esaltazione,
fanatismo, sofferenza, patema e tormento sono descritti così
mirabilmente come hai fatto nel tuo libro, il lettore, di qualsiasi
squadra sia tifoso, riesce a rivedere sé stesso e le proprie
manie e può gustare tutti quei sentimenti contrastanti, tenuti
insieme dalla nostalgia, che rendono un uomo tifoso di calcio un
essere bizzarro, irragionevole e allo stesso tempo un inguaribile
bambino. Ci concedi una piccola intervista, attraverso la quale
abbiamo l'onore di celebrare i Cento Anni del Torino Calcio e l'uscita
del tuo libro dedicato alla tua grande passione e di augurare ad
entrambi grandi successi futuri.
Action Now: Nel libro affermi più volte che la formazione
del Toro che hai amato di più è quella dell’ultimo
scudetto, quella della filastrocca magica:
castellin-isantin-salvadori-patrizio-sala-mozzini-caporale-claudio-sala-pecci-graziani-zaccarelli-
pulici.
Undici campioni indimenticabili. Paragonali a undici scrittori che
tu ami.
Giuseppe Culicchia: Non è facile ma ci provo. In porta Nietzsche,
perché tra i pali ci vuole un pazzo. Terzini direi due tosti,
il francese Houellebecq e il norvegese Hamsun. Mediano Pasolini,
che tra gli italiani è l'unico che a calcio giocava davvero.
Stopper Hemingway: una roccia. Libero Rimbaud: è il suo ruolo,
non c'è dubbio. All'ala destra Marinetti, tipo da percussioni
telluriche. Regista l'austriaco Bernhard, uno che amava le geometrie.
Centravanti Irvine Welsh, uno scozzese da sfondamento (in tutti
i sensi). Mezz'ala Fitzgerald, elegante come Zaccarelli. Il problema
naturalmente è trovare un sostituto per Pulici: forse solo
Shakespeare con la sua smisurata classe e potenza ce la può
fare. In panchina l'entomologo Ernst Jünger..
Action Now: Quando parli dell'avvenire del calcio, citi il nostro
Manifesto. Perché? Come sarà il futuro del calcio
secondo te?
Giuseppe Culicchia:Il vostro manifesto l'ho citato perché
non avrei potuto non citarlo: chi ama davvero il calcio semplicemente
non può non condividerlo. Per dire: sono anni che sogno un
Toro di nuovo con la vecchia numerazione dall'1 all'11, sarebbe
un' eccezione strepitosa nel panorama attuale. Il problema naturalmente
è che quello di Action Now è un manifesto antimoderno:
il nuovo che continua ad avanzare va da tutt'altra parte. Bisognerebbe
diffonderlo nelle scuole, farlo imparare a memoria ai bambini: che
tra l'altro scoprirebbero un calcio diverso, con cui ci si divertiva
di più magari poi vorrebbero potersi divertire anche loro
come noi alla loro età, chissà. Come molti speravo
che lo scandalo portasse a un vero rinnovamento: non è stato
cosè, e come sempre bisogna citare Tomasi di Lampedusa e
il suo Gattopardo.
Action Now: Con la casa editrice Priuli & Verlucca hai pubblicato
recentemente "Muri e Duri. Analisi, esegesi, fenomenologia
comparata e storia dei reperti vandalici in Torino", un libro
dedicato al fenomeno delle scritte sui muri delle città,
nel caso specifico, della tua città. Cosa scriveresti su
un muro? C'è una scritta che più ti ha colpito?
Giuseppe Culicchia: Avendo la possibilità e la fortuna di
scrivere su altri supporti non saprei veramente che cosa scrivere
su un muro: anche perché se per caso mi venisse da scrivere
qualcosa di particolarmente brillante preferirei usarlo in un libro.
La scritta che più mi ha colpito è stata ROMA GHIBELLINA
FESTEGGIA LA SEDE VACANTE: l'ho vista nella Capitale poco dopo la
morte del penultimo Pontefice, e una volta di più mi ha fatto
capire che coi romani non ce n'è. Hanno visto e vissuto tutto,
e non si fermano davanti a niente.
Action Now: Sempre nel 2006 Rizzoli ha pubblicato gli scritti di
undici scrittori italiani che raccontano il mito della Nazionale
di calcio ("Azzurri. 11 scrittori italiani raccontano il mito
della Nazionale", a cura di Tommaso Pellizzari). Qual è
il tuo rapporto con la Nazionale? Sei tifoso?
Giuseppe Culicchia: Francamente no. Sarà perché da
secoli in Nazionale non gioca più nessuno del Toro, o forse
perché inorridisco di fronte a certi comportamenti tipici
dei nostri giocatori che spiccano ancora di più in un contesto
internazionale: le scene madri per aver subito banali falli di gioco,
certi modi di esultare un pò tanto cafoni, il vizio di non
saper perdere e di mettersi a piangere in caso di sconfitta. Non
dimenticherò mai l’Inghilterra eliminata dall'Argentina
in un mondiale successivo ala guerra delle Falkland, e i giocatori
inglesi che applaudivano gli avversari. Per noi, autentici marziani.
Action Now: Lo scandalo recente nel mondo del pallone
ha trascinato la Juventus in Serie B, ridisegnando di fatto uno
scenario che la vedeva immutabilmente nella massima serie da sempre.
Ma così è il calcio, squadre che salgono in Serie
A e squadre che retrocedono nelle altre serie considerate minori.
E squadre gloriose che nel corso degli anni sono addirittura scomparse,
fallite o rimaste marginali nello sviluppo del calcio moderno. Ti
rivolgiamo un'ultima domanda: la Serie A dei tuoi sogni. Quali sono
le squadre che ti piacerebbe la disputassero?
Giuseppe Culicchia: Lanerossi Vicenza e Verona, ad esempio:
gli scaligeri sono l'ultima cosiddetta provinciale ad aver vinto
lo scudetto, non a caso nell'unico anno in cui era in vigore il
sorteggio arbitrale integrale. Ma anche Pro Vercelli, Triestina,
quei nomi che trovi nei primi campionati e che oggi non ci sono
più. Della squadra bianconera invece vi dirò, potrei
anche fare a meno per qualche anno… |