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GENOVA: IN MOSTRA L’ETA’ DEI PIONIERI DEL FOOTBALL

(di Maurizio Martucci)

Arriverà un giorno in cui il calcio sarà a tutti gli effetti materia di studio per allievi di ogni ordine e grado. Già vedo la scritta impressa sul piano di studi accademico: “Storia del Calcio”, nuova cattedra di insegnamento all’Università. Intanto, in attesa della delibera di qualche Magnifico Rettore “illuminato”, a Genova ci ha pensato la “Fondazione Genoa 1893” a mettere in mostra la storia del foot-ball ante litteram per farne materia di studio ed approfondimento non solo per appassionati e tifosi. Curata dal Prof. Stefano Massa, responsabile scientifico del comitato promotore per il Museo e la Storia genoana, la mostra “L’età dei pionieri” non è altro che il primo tentativo – per altro ben riuscito – di riscoprire, storicizzare e riattualizzare il decennio d’oro 1898-1908 in cui nel triangolo del Nord Milano-Torino-Genova iniziavano le prime competizioni ufficiali del Campionato Italiano di Calcio. Allestita nei locali della Fondazione, voluta dal Presidente rossoblù Enrico Preziosi dopo lo scongiurato fallimento amministrativo del Grifone nel 2003, l’esposizione si snoda in un percorso accattivante in cui predominano incontrastati i cimeli del vecchio e glorioso Genoa Cricket & Football Club 1893 (primo ed unico sodalizio ufficialmente affiliato senza soluzione di continuità alla Federazione italiana calcistica da allora ad oggi), insieme alle foto, i reperti e le ricostruzioni multimediali di ognuno dei primi 10 campionati vinti (a rotazione) da Genoa, Milan, Juventus e Pro Vercelli. Girando tra le stanze dell’esposizione, ci si imbatte addirittura nel mitico pallone di cuoio con cui il Genoa e l’International Torinese si giocarono a Torino la finale tricolore dell’8 maggio 1898. E c’è la giusta gloria anche per il leggendario James Spensley, medico inglese dell’800 morto in Germania nel corso della Prima Guerra Mondiale, che in Italia - oltre ad aver trapiantato il calcio dando i natali al Genoa – portò anche l’attività dello scoutismo. Arrivando a metà della rassegna, tra exibit, pannelli illustrativi e maglie storiche ricostruite fedelmente così come venivano indossate un tempo, ci si accorge che il magazine francese “France Football” non si è proprio inventato nulla con il premio del Pallone d’Oro (assegnato ogni anno al miglior giocatore europeo): la “Palla Dapples”, sfera d’argento donata da Mister Henry Dapples per il premio Challenge Dapples, si disputò infatti dal 1903 al 1909 tra Andrea Doria, Genoa, FBC Torinese, Juventus, Milan, U.S. Milanese, Ausonia Milano, Pro Vercelli e Spinaola FBC Rivarolo, mettendo in palio proprio questo prezioso pallone argentato. L’ultima sala della mostra è dedicata alla ricostruzione in scala dei primissimi templi del calcio: qui la fanno da padrona i plastici del prisco Velodromo di Ponte Carrega e dell’Umberto I presso l’Ospedale Mauriziano, ovvero gli antesignani - con tribune in legno - dell’odierno Stadio Marassi, unico esemplare di stadio italiano costruito sulle orme dei vecchi modelli inglesi. “Il calcio ha una sua storia, oggi può essere studiato a tutti gli effetti come qualsiasi altra branca della cultura – ci dice il Prof. Massa, docente di italiano e storia in un liceo artistico genovese -  Finalità di questa mostra sono quelle di riscoprire il passato di uno sport oggi molto popolare, ma che all’epoca di questi pionieri in calzoni e scarpe chiodate aveva un seguito più o meno paragonabile a quello che oggi hanno i club della pallacanestro in Italia.“ Il Prof. Massa è una memoria storica vivente, profondo conoscitore di ogni più nascosta spigolatura del football italiano, frutto di anni di studio e passione che trasuda da ogni sua affermazione: ”Nelle mie ricerche – dice – ho scoperto ad esempio che la Juventus dei primi anni del ‘900 ha disputato alcune partite che non sono mai state censite o riportate neanche negli almanacchi.” Il curatore della mostra, per altro parente di quel Celeste “Enrico” Sardi che insieme a Emilio Aristodemo Santamaria fu ribattezzato “gemello del goal” sia nell’Andrea Doria che nel Genoa tra il 1908 e il 1920, nella realizzazione dei materiali esposti ha avuto il contributo dei suoi allievi di scuola, che con entusiasmo hanno dipinto su tela i volti dei primissimi footballers italiani: “Una vera e propria operazione di cultura del calcio – conclude Massa – gli studenti si sono divisi in piccoli gruppi a seconda delle loro fedi calcistiche ed hanno poi dipinto integralmente o solo il viso dei primissimi calciatori tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Giocatori dell’Andrea Doria (poi confluita nel dopo guerra nella Sampdoria), del Milan, del Genoa e della Juventus, oltre che dei più rappresentativi e maggiori clubs che contribuirono da attori principali a diffondere questo sport nelle città della nostra penisola.” Il segnale che ci arriva da Genova è chiaro: lo sport del calcio è una pratica matura, ha più di 100 anni. E, al di là di un’apparente tradizionalista amarcord degli anni che furono, per una consapevole cultura sportiva (ancorata saldamente alle radici del calcio) sarebbe auspicabile che in Italia – magari con il contributo delle istituzioni - potessero sorgere gruppi di studio locale dediti alla ricerca, allo studio ed alla riscoperta di un patrimonio collettivo inestimabile com’è la storia del nostro vecchio ed amato giuoco del calcio.

PER SAPERNE DI PIU’
www.fondazionegenoa.com

La mostra è visitabile presso la sede della Fondazione Genoa 1893, Salita Dinegro 7, Genova.
Ingresso € 5,00 – ridotto (fino 12 anni) € 3,00

Aperta al pubblico dal 18 Giugno al 30 Settembre 2008 (chiusura 31 Luglio-25 Agosto)

Inoltre è stato pubblicato il Catalogo della mostra 'Football 1898-1908, l'età dei pionieri', € 28,00 edito nel Giugno 2008 dalla Fondazione Genoa 1893.

   
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