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Manifesto
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Qual è la squadra più rara? O almeno quali sono i pezzi più pregiati per un collezionista?
Non è facilissimo fare una classifica. Il meccanismo di determinazione del valore di un pezzo ha tantissime variabili, non solamente dovute alla rarità e alle condizioni. Comunque, per fare dei nomi, e rimanere nell’ambito di ciò che almeno una volta è apparso sui cataloghi ufficiali, direi quelle hw che sono state prodotte per un solo biennio 1968-1969, tipo Dundee 49 gold black shorts, Plymouth Argyle54 total green kit, Crystal Palace 1968 n.40 bianca con bande rossoblu.
Il Subbuteo non ha mai smesso di appassionarmi. Quando ero bambino un giocatore di Subbuteo mi faceva sognare. La sua maglia semplice, dipinta a mano, uguale a quella di tutti gli altri, lo rendeva uno della squadra. Non c’erano primedonne, non c’erano differenze; eravamo noi bambini a personalizzare il giocatore con il numero e a farlo diventare un campione. E siccome spesso le squadre di Subbuteo avevano la stessa maglia, lo stesso giocatore doveva rappresentare giocatori incredibilmente forti o incredibilmente scarsi. E tutto, grazie alla fantasia, riusciva perfettamente. Avevo un portiere che era Sepp Maier e Felice Pulici. Era fortissimo. Una volta difese la porta del Bologna. Prese una valanga di gol. Era diventato Franco Mancini il portiere dei felsinei. I bambini oggi giocano a Subbuteo?
I bambini di oggi hanno sicuramente più impegni di quanti non ne avessimo noi, fra scuola, doposcuola, attività sportiva, corsi di lingua etc etc. Il tempo per far correre la fantasia è ridotto ai minimi termini. Anche a questo credo sia dovuto il vantaggio competitivo dei videogames. Di facile fascino, facili da installare, assimilare e giocare. Suppongo anche facili da dimenticare. Nel Subbuteo, l’immaginazione come dici tu, aveva un ruolo fondamentale. Tanto più hai giocato con la fantasia nell’assegnare e far rappresentare ruoli a un sogno di plastica, tanto più l’imprinting sarà duraturo. Rispetto a un videogame, il Subbuteo può ancora insegnare una cosa importante: l’educazione alla sorpresa e alla libertà. Insegna che non c’è niente di preordinato. Che solo con la tua abilità e intelligenza puoi raggiungere uno scopo, senza seguire solchi già tracciati da un programmatore. Parafrasando una vecchia canzone che trattava proprio di fantasia... “la strada la trovi da te”.
Negli anni d’oro tanti calciatori giocavano a Subbuteo e, specialmente in Gran Bretagna, tanti allenatori usavano il Subbuteo per spiegare le tattiche di gioco prima delle partite. Oggi i calciatori si slogano i polsi con la Playstation?
Ci sarà un motivo per cui i fantasisti sono scomparsi.
Che pensi del calcio di oggi?
Ho giocato a calcio per 15 anni ed ho smesso quando ho cominciato a veder trasferirsi anche sui campi di periferia tutti i vizi, le isterie e lo sfruttamento economico delle serie maggiori. Sento interviste di dirigenti alla Galliani, parlare apertamente di “calcio come PRODOTTO che va tutelato etc etc”. Intendiamoci, è la realtà. Ma fa un po’ male pensare che il gioco a cui hai dedicato anni di battaglie sul campo, muscoli e caviglie rotte, sia spudoratamente definito “prodotto” da chi lo gestisce. Non so, c’è qualcuno che si appassiona a un PRODOTTO? Che valori può veicolare? Quale sapore confezionato può garantire? Quale bellezza da consumarsi preferibilmente entro…?
L’artista svedese Charlotta Smeds che ha realizzato gli scatti per la mostra Flick about ha detto che nel calcio moderno il fair play non esiste e che il Subbuteo, col suo spirito, può essere utile per insegnare ai più giovani i valori della lealtà e della sportività. Quando lo diceva, però, le veniva da ridere. Come se mi avesse visto giocare e litigare ininterrottamente con mio fratello. Però quanta verità nel ritenere il Subbuteo un vettore di immagine di un calcio che non c’è più!
La promozione del fair play è a parer mio una lotta durissima con noi stessi, più di quanto non si creda. E’ un punto di vista da applicare costantemente non limitabile a episodiche strette di mano di facciata. Troppo in antitesi con la logica del risultato che monopolizza tutto. Solo il Subbuteo di una volta può essere immagine del calcio di una volta (e anche per questo ACM ci tiene a preservarlo), ma non amo le ipocrisie e credo che ogni epoca (anche se in maniera decisamente inferiore) abbia avuto le sue mancanze di sportività. A tal proposito racconterò una cosa che non mi fa onore. E’ solo per far capire come a parole sia tutto molto facile. Durante una finale del campionato italiano a squadre (fine degli anni ’80), in svantaggio di una rete a tempo scaduto contro il futuro campione del mondo Nastasi, colpii il palo e la palla tornò verso il centro del campo senza essere minimamente entrata. L’unico che la vide inspiegabilmente dentro e che decretò l’1 a 1 finale fra le proteste generali di pubblico e parte avversa fu l’arbitro. Vorrei dirvi oggi che non accettai la segnatura ma…bè…spero mi vogliate ancora bene.
Parliamo della mostra. Il pezzo che più ti piace?
Ho visto, come sai, la mostra dal vivo a Roma e mi ricordo che le foto a tema “onirico”, realizzate attraverso giochi di scomposizione di luce e prospettiva attorno a giocatori di Torino o Southampton erano realmente impressionanti. Catalizzavano l’attenzione forse anche a scapito di altri scatti di pari bellezza. Rivedendo le immagini online, ce n’è una che mi colpisce per una sua indefinibile dolcezza. E’ l’immagine della Regina che consegna la coppa al giocatore in attesa di spalle. Aldilà del fatto che soprattutto in quella foto sembrino rappresentate due figure in carne ed ossa e non miniature di plastica, è l’istantanea culminante di un momento romantico e cavalleresco, in cui la coppa (ma potrebbe essere il “drappo” a Siena, “lu palio” di Foligno o la medaglia d’oro di Chariots of Fire) è vera gloria, è la gioia dopo l’attesa e la battaglia, non frettolosa etichetta per i flash. Due figure solitarie, la Regina e il capitano, piene dei loro ruoli. Non gridate, non chiassose, non moderne.
Un’ultima domanda. Negli anni Settanta, dicevamo, diversi calciatori giocavano a Subbuteo. Il mio sogno era di giocare con Kevin Keegan. Quale calciatore dei nostri giorni vorresti sfidare a Subbuteo?
Avrai sicuramente invidiato Piccaluga che nel ‘78 incrociava le miniature con Keegan sui cataloghi Subbuteo…Più che giocare, sarebbe divertente arbitrare una partita fra Lucarelli e Di Canio. Ciascuno con una mano sul panno e l’altra libera di stenderla tesa o chiuderla a pugno.

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Keegan e Beverini Rivera e Altafini Frignani, Mulè e Bobby Charlton  
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