Il Buon esempio
Portiamo le famiglie allo stadio. Portiamoci i bambini, cosicché i piccoli possano respirare i sani principi dello sport e della cavalleria.
Abbiamo esaminato gli avvenimenti di questi giorni alla ricerca del buon esempio nel football.
Un motivo in più per portare tutta la famiglia allo stadio e spendere ogni domenica centinaia di euro come ci chiedono giornalisti, presidenti, tuttologi, benpensanti e forze dell’ordine. Tanto mica pagano loro!
È difficile eleggere il gesto più bello di questi tempi, ma ci possiamo provare.
Pensiamo a Thierry Henry. Sicuramente il grande campione francese, mentre si aggiustava la palla nella partita disputata dalla sua nazionale contro l’Irlanda, aveva dimenticato di essere membro del team UNICEF-FIFA e di aver dato vita con altri colleghi al progetto Stand Up Speak Up contro il razzismo sponsorizzato dalla Nike. Antirazzista sì, ma mica conta il colore della mano che tocca la palla. Anzi, la mano proprio non conta niente se nella pubblicità della Gillette di cui Henry è testimonial, la mano incriminata, che in origine teneva in mano un pallone, finisce candidamente in tasca. Come dire una mano lava l’altra e poi sparisce. Almeno nella pubblicità della Procter & Gamble. Ah se solo lo sponsor avesse scelto di non essere più rappresentato da un imbroglione! Vorrà dire che torneremo al vecchio rasoio Bic. Raspa un po’ di più ma vuoi mettere!
Oppure pensiamo a Balotelli e Sissoko che, non felici di aver avuto l’onore (ma quale onore?) di avere per un giorno un liceo d’Arezzo intitolato ai loro nomi e alle loro belle facce in nome dell’antirazzismo, adesso si faranno intitolare qualche pronto soccorso o qualche corso per attori dilettanti dopo le sceneggiate e i finti svenimenti dell’Olimpico di Torino. Negli stadi si sentono cori velenosi e razzisti, offese pesanti, fischi, ululati e tricchettracche. Forse è anche eccessivo rivolgere tutte queste attenzioni a calciatori di questo stampo. Balotelli con questa nuova simulazione ha perso l’ennesima occasione per dimostrare che quello che Mourinho ha detto di lui era esagerato e che i cori che gli vengono rivolti un po’ ovunque in Italia sono davvero il frutto di intolleranza e razzismo. Smettiamo di concedere a certi personaggi ribalte importanti e scusanti di peso come il razzismo.
I provocatori vengono fischiati anche se sono di colore verde.
Ci sono le risse in campo da non trascurare nella ricerca del buon esempio.
E pure quelle che le tv riescono a scovare anche dove l’occhio indiscreto della telecamera non dovrebbe essere presente.
Prendiamo per esempio la sportivissima zuffa di Juventus-Inter. No, non parliamo di spalti, parliamo di campo. Thiago Motta e Buffon non se le sono mandate a dire e hanno fatto a lungo mulinare le mani. Ennesimo esempio di fair play e di spirito sportivo. Peccato perché il nostro portierone aveva ammesso con l’arbitro un peccatuccio che al direttore di gara era sfuggito e aveva fatto concedere ai nerazzurri un calcio d’angolo che alla giacchetta nera (magari lo fossero ancora gli arbitri) era sfuggito. Ma c’è anche Panucci da citare come ottimo esempio per i più piccoli. In questo caso per quelli che erano davanti alla tv visto che l’episodio riguarda una rissa che si è verificata all’uscita dello stadio di Marassi. Bloccato dalle forze dell’ordine Panucci che voleva spaccare la testa di Preziosi, se fosse stato un tifoso invece che un (ex) calciatore già sarebbe stato ‘daspato’.
Poi ci sono i buoni esempi di quei calciatori educati che dialogano con gli arbitri e rispettano le loro decisioni visto che sanno di essere seguiti e imitati da tanti giovani. Come Cristiano Lucarelli che domenica, pensando di essere un calciatore famoso e protetto come Totti e De Rossi (loro, si sa, non possono essere espulsi per lo stesso motivo), ha mandato a quel paese l’arbitro e invece si è beccato due giornate di squalifica.
Chiudiamo con il più grande presidente della storia del calcio: Claudio Lotito.
Il latinista a cacio e pepe che con il suo calcio moralizzato e didascalico ha sfinito i tifosi della Lazio e intanto punta a fare la sua cittadella con l’appoggio dei palazzinari romani. Ottimo esempio per i più piccoli.
Ci sarebbe da parlare di Pillon, neoallenatore dell’Ascoli che ha chiesto alla squadra di far segnare un gol agli avversari dopo che i bianconeri ne avevano segnato uno con un reggino steso in terra. Ma Pillon, dopo le tante critiche che ingenerosamente ha ricevuto, si è già pentito del suo gesto. È comprensibile. Stiamo in Italia, dove ogni gesto può nascondere una sceneggiata, ogni caduta in campo può essere una simulazione e dove è più importante vincere che essere onesti e dare il buon esempio. Specialmente quando conta di più puntare il dito contro i tifosi e ai calciatori tutto è consentito.
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