Il calcio in TV
L’Italia, il Paese dei finti scandali.
L’ultimo, il rammarico per la scomparsa delle trasmissioni in chiaro che raccontano le partite in TV.
Le solite lacrime di coccodrillo.
Dopo oltre mezzo secolo di storia della televisione, il calcio non sarà più trasmesso in chiaro. Infatti, domenica prossima (anzi sabato con l’anticipo), comincia il campionato e le partite saranno roba da ricchi, perché saranno trasmesse solo a pagamento.
Niente abbonamento, niente immagini in tv.
Questo è quanto ha detto Galliani di fronte ai pochi soldi offerti da Rai e Mediaset per i diritti in chiaro delle partite di calcio del nostro campionato. Quindi addio a quel poco che era rimasto, addio alla Domenica Sportiva e addio a Controcampo.
Poco male, vista la loro qualità.
Chissà come abbiamo fatto per tanti anni a sopravvivere sentendo le partite per radio o seguendole in televisione senza il digitale e le parabole (quelle la domenica ce le leggeva il prete a Messa)? Ci siamo riusciti perché una volta per vedere le partite di pallone si andava allo stadio, il resto era un contorno.
Sì lo stadio, quello che ormai è inaccessibile se non si hanno tessere, carte e chissà cos’altro.
Prima ci hanno disabituati a frequentarlo per renderci mollicci fruitori di popcorn e di partite in poltrona; poi, con un semplice colpo di spugna vengono spazzati via i fantasmi di trasmissioni televisive e radiofoniche che hanno accompagnato la nostra vita e hanno fatto da colonna sonora delle nostre domeniche.
Trasmissioni che, a dire la verità, sono morte e sepolte da tempo.
Ma questo, Signori, è il loro amore per il calcio, questo è il loro rispetto per i tifosi.
C’erano una volta Tutto il calcio minuto per minuto, Novantesimo minuto, la passione degli italiani per il calcio; c’erano gli stadi pieni di tifosi.
Oggi, invece, ci sono i diritti in chiaro, criptati, in scuro, in nero, gli scorpori, le plusvalenze, gli imbrogli dei presidenti, i tornelli, i biglietti nominali, gli Osservatori, i divieti e le tessere dei tifosi, come fossero i tifosi quelli che devono dimostrare la loro passione per il calcio e per la squadra del cuore.
Scusa Ciotti, scusa Ameri. È proprio il caso di dirlo. Scusateci.
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