GIOCO DELL'OCA
Due dadi, un foglio di carta e l’avventura può iniziare.
Come nella vita, pericoli, trabocchetti, incontri misteriosi, penitenze,
ma anche premi, fino al raggiungimento della meta finale.
È la magia del Gioco dell’Oca, uno dei più antichi
che abbia fatto sognare e divertire generazioni e generazioni.
Pare davvero tante dato che, come per ogni tradizione che si rispetti,
all'origine strettamente storica, sorretta da documenti e testimonianze,
si affianca l'ipotesi di un'insorgenza mitica: gli eroi greci che
avevano raggiunto la città di Troia, accampati sotto le sue
mura, per rompere la monotonia di un lungo assedio avrebbero inventato,
grazie all’inesauribile creatività di Palamede, questo
passatempo, riproducendo
con il tipico tracciato a spirale la struttura delle mura della
città.
La struttura del Gioco dell'Oca è di assoluta semplicità:
un percorso a spirale suddiviso in caselle, solitamente 63, ma si
trovano versioni del gioco con 80, 90, 100 caselle.
Le regole sono altrettanto semplici: si versa una posta iniziale
tra i partecipanti e si pigliano due dadi numerati dall’uno
al sei. Si gettano, si conta e si avanza con la pedina tenendo presente
quello che appare sul percorso.
Nelle sua forma tradizionale, le caselle col simbolo dell'oca (da
cui il nome del gioco) sono collocate ogni nove caselle a partire
dalle caselle 5 e 9 e consentono di spostarsi subito in avanti di
un numero di caselle pari a quelle coperte dal movimento appena
effettuato.
Una conseguenza di questa disposizione è che un lancio iniziale
di 9 porta immediatamente il giocatore alla casella 63 e quindi
alla vittoria.
Nella versione con 89 caselle si tirano i due dadi; chi fa dodici
va fino all’89 e può ritirare per una sola volta con
un dado solo. Se dovesse uscire l’uno il Gioco sarebbe già
vinto. Se un altro giocatore dovesse fare dodici andrebbe all’89
facendo restare al Banco il giocatore precedente che non avesse
avuto la fortuna di far uscire l’uno.
Tra le tante caselle ve ne sono alcune con figure simboliche collegate
a premi e punizioni.
Il ponte, alla casella numero 6, mantiene nella storia del gioco
una forte ambivalenza: secondo alcune regole consente di raddoppiare
il movimento ma obbliga a pagare la posta; in altri casi fa arretrare
la pedina fino alla linea di partenza.
Se si finisce alla casella numero 19, l'albergo, luogo di attesa,
la pedina si ferma per due giri di dadi. E poi il pozzo (31), il
labirinto (42), la prigione (52), la fontana (71) e la torre (82)
rappresentano ostacoli di un cammino difficile, irto di tranelli
e di insidie sempre più fitte quanto più ci si avvicina
alla meta.
Evitata l'ultima mortale sosta (la morte attende alla casella 58,
e comporta il ritorno all'inizio o in alcuni casi, più coerentemente,
la definitiva esclusione dal gioco) si è infine in prossimità
del traguardo che deve essere raggiunto con precisione, pena un
inquieto girovagare, mentre gli avversari recuperano terreno.
Invasi da giochi elettronici e interattivi, che siano americani
o giapponesi, che si tratti delle ultime versioni di playstation
o che si tratti di giochi che si possono scaricare da internet,
abbiamo dimenticato quanto siano belli alcuni giochi particolarmente
semplici e legati alla nostra tradizione.
Giochi che suscitano nostalgia e ricordi carissimi.
Il Gioco dell’Oca è un gioco semplice, forse banale
che ha avuto una vita lunga (quattro secoli sono attestati con certezza),
una grandissima diffusione a livello geografico e soprattutto una
ineguagliata varietà di forme.
Tentare di fornire una spiegazione della longevità del Gioco
dell’Oca significa addentrarsi nella complessa sostanza delle
sue funzioni, al tempo stesso ludiche e simboliche.
Certo, la stessa semplicità della sua struttura, la facilità
di spostamento e di uso, l'estrema giocabilità, non ultima
l'economicità ne hanno fatto uno strumento di rara duttilità
e praticità.
Ma è probabilmente la forte carica simbolica dei tavolieri
strutturati come successione numerata di caselle verso una meta
conclusiva, a fornire la più plausibile spiegazione del successo
e del fascino del gioco.
La forma a spirale, labirintica, rappresenta nell'immaginario umano,
l'archetipo del percorso della vita.
L'esistenza umana è infatti raffigurabile metaforicamente
come un percorso cadenzato da momenti di felicità e di dolore
(i premi e le punizioni), con passaggi rituali, pericoli, con mete
transitorie e finali in cui il caso, l'azzardo e la sorte tracciano
la direzione essenziale della vita in cui ogni tiro di dadi è,
in fondo, una sfida al destino e una sua offerta. |