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Manifesto
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L'INGHILTERRA CHE AMA IL FOOTBALL

In Inghilterra è nato il football e per questo Albione, merita tutto il nostro rispetto.
Ma l’Inghilterra è un’isola. E gli isolani, spesso, sono strani forte.
Anche il modo in cui vivono il calcio, spesso è alquanto bizzarro.
Specialmente negli ultimi anni.
Per esempio è tutta inglese la storia della nonnina di centodue anni, Nora Harwick, che ha scelto di posare senza veli sul calendario del 2008 per raccogliere i fondi a favore della squadra locale di football, l'Ancaster Athletic, squadretta del Lincolnshire. A farle buona compagnia nei dodici terribili mesi del calendario del paesino inglese, diverse parrocchiane e alcune mamme dei giocatori della squadra di casa. Il luogo del delitto, un pub della cittadina in cui vive.
Sarebbe interessante spedire le varie modelle che hanno posato per il calendario, alla festa di Natale che Rio Ferdinand sta preparando a Manchester per i suoi compagni di squadra dello United e alla quale pare debbano partecipare le più belle ragazze della città. Il costo a persona è di quattromila sterline. Non sono ammesse le mogli dei calciatori e i dirigenti della squadra.
Per evitare il solito scandaletto inglese, come quello del pre-partita con la Croazia, le vecchine del Lancashire sarebbero perfette.
Frutto della stessa passione tutta britannica, è quanto capitato all’Ebbsfleet United, squadra di una serie minore inglese che ha ventimila nuovi proprietari.
Il sogno di tanti tifosi, quello di fare una colletta e di comperarsi una squadra di calcio, magari la propria squadra del cuore è riuscito a quanti hanno sborsato la modesta cifra di trentacinque sterline per iscriversi al sito www.myfootballclub.co.uk e acquistare il pacchetto di maggioranza della piccola squadra.
E siccome comperare squadre come l’Arsenal o il Manchester United non è certo cosa da tutti i giorni, Will Brooks, ex giornalista sportivo e pubblicitario alla ricerca di nuove forme di investimento, dopo un sondaggio tra gli abbonati del suo sito, tenendo conto sia dei soldi raccolti, sia delle prospettive non soltanto calcistiche, ha selezionato nove società delle serie minori e alla fine ha scelto collegialmente, assieme agli altri utenti. L’Ebbsfleet United sarà la squadra del popolo e il presidente sarà un vero e proprio amministratore di forum. Così come tutti e ventimila i proprietari saranno i manager della squadra.
Perché spetterà a loro, dopo lunghe discussioni che dai bar si saranno nel frattempo trasferite sulla rete, decidere acquisti e trasferimenti di giocatori, scegliere l’allenatore, e perfino discutere la formazione da mandare in campo, votando a maggioranza, sempre attraverso il sito.
Un misto di azionariato popolare e forma utopica di democrazia del pallone. La formula che ricorda un po’ il Fantacalcio e un po’ un reality show, tipo quello che ha tolto gli ultimi residui di dignità ad un ex campione di calcio come Ciccio Graziani, ex allenatore del Cervia, è tutta da provare.
Se avesse successo potrebbe diventare una moda e, chissà quando, i tifosi potrebbero tentare la scalata alle società di calcio senza tanti rischi; se andrà male, i tifosi, avranno ‘solo’ rovinato una piccola squadra della Blue Square Premier che affonda le proprie nobili radici nel Northfleet Invicta Football Club e nel lontano 1890 anno in cui fu fondata.
Se il calcio moderno con le sue innovazioni mette a dura prova i tifosi più attenti alle tradizioni, ancora più terribile, allora, è quanto sta accadendo all’Ewood Park, lo stadio del Blackburn Rovers, formazione inglese della Premier League, se persino i tifosi più tiepidi hanno protestato vivacemente.
Andrew, ventinove anni, è il primo cheerleader maschio nella gloriosa storia d’Inghilterra.
I venticinquemila spettatori della partita casalinga disputata dai Rovers contro l’Aston Villa il 29 novembre scorso non hanno proprio gradito. Bene, diciamo noi. Vuol dire che sono ancora profondamente sani.
“Questo è quello che succede quando si permette al ‘politically correct’ di prendere il sopravvento. Non sono favorevole ai cheerleader maschi, ma nemmeno alle cheerleader nel calcio” – è stato il commento di un tifoso del Tottenham Hotspur sul sito www.glory-glory.co.uk.
E noi, con lui, attendiamo che il calcio torni ad essere una cosa seria, con la speranza di poter raccontare le vere storie dell’Inghilterra che ama il football.
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Cheerleaders      
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