INTERVISTA A OSKAR DEGLI STATUTO
Comodamente seduto in poltrona Oskar, leader degli Statuto mi accoglie
in pigiama. Elegantissimo, color granata con bordini azzurri. Un
po’ Torino, un po’ West Ham. E un bel foulard di seta
sapientemente annodato al collo, un po’ Battisti negli anni
Sessanta. Si alza da gentiluomo beneducato qual è e mi viene
incontro mostrandomi il divano sul quale accomodarmi.
Sai com’è, siccome il gangsta rapper Snoop Dogg si
è presentato in un intervista con le pantofole, il nostro
Oskar ha scelto di mettere in campo tutto il suo stile modernista.
E un pigiama elegante, ben stirato, non è male. Forse ricorda
un po’ Collovati quando faceva la réclam – allora
non si diceva tanto pubblicità sottintendendo tutto un mondo
dorato di creativi e affini – insomma, dicevamo Collovati
quando faceva la réclam del pigiama Irge, con tanto di musichetta
‘Irge il pigiama, lo mette chi si ama’... Mentre invento
di sana pianta l’introduzione penso a Oskar e mi immagino
la sua reazione quando leggerà il pezzo. Penso di cambiare
e di scrivere che lo incontro in qualche locale, a un raduno, con
una bella giacca tre bottoni, cravatta scura, atmosfera giusta,
il solito cocktail in mano. Oppure black tie come direbbero gli
inglesi, in smoking, come diremmo noi, a un ricevimento, magari
con un Martini e vodka, ma quello è Bond.
Insomma vediamo Oskar che ne dice.
Poi ripenso alle domande che ho pensato di fargli. Qui si tratta
di presentare il nuovo disco “Come un pugno chiuso”,
ma l’occasione è buona per tentare di farlo cantare.
Ovvero, di farlo parlare. Perché se attacca a cantare l’intervista
va in secondo piano.
Mi cambio, mi metto anch’io un pigiama, giusto per sentirmi
più a mio agio e iniziamo a chiacchierare.
Il titolo del nuovo disco è “Come un pugno chiuso”.
Perché si chiude un pugno?
Il disco, da un punto di vista musicale, è molto ispirato
dal Northern Soul, del quale riprende anche l’immagine del
pugno chiuso, simbolo di questo genere musicale. Il nostro nuovo
lavoro su quattordici pezzi offre una rivisitazione per così
dire storica di tredici brani Northern Soul riletti a modo nostro
e interpretati con arrangiamenti diversi. La quattordicesima traccia,
invece, è originale.
Abbiamo fatto quello che negli anni Sessanta era un uso molto comune
in Italia. Riscrivere dei pezzi in voga nel momento e tradurli per
un pubblico diverso.
La critica lo ha accolto con favore. A me piace quella vena pop
italiana anni Sessanta, gli archi che fanno molto orchestra da serata
di gala, roba d’altri tempi...
Invece credo sia molto attuale rileggere la musica che non è
la musica classica con strumenti che appartengono proprio al repertorio
classico. Spesso band che suonano rock utilizzano fiati o archi,
specialmente il quartetto d’archi, per conferire sonorità
più sofisticate ai propri lavori. E mi sembra che sia una
dimostrazione di qualità.
Pugno chiuso anche per esultare. In un video degli Statuto c’è
Paolino Pulici che, quanto a esultanza, la sapeva lunga. Braccia
levate al cielo, pugni chiusi e abbracci con i compagni di squadra.
Non proprio come oggi...
Ma infatti, e questa è una piccola curiosità, il disco
si ispira anche a una frase che ha detto recentemente il nostro
Pupi, nella stagione 2006/2007, quando il Toro stava andando male
in campionato e De Biasi tornava ad allenare la squadra dopo la
fallimentare gestione Zaccheroni. Pulici disse proprio che saremmo
dovuti essere tutti uniti, società, calciatori e tifosi,
proprio come un pugno chiuso. Gli ultras ne fecero anche una t-shirt
che doveva ricordare quanto l’unità di intenti sia
sempre determinante nella vita. Il pugno chiuso, come l’abbraccio,
è indice di unità. Probabilmente il modo di festeggiare
di tanti calciatori dei nostri giorni privilegia il loro approccio
da divi e meno la partecipazione alle gioie della squadra. L’esultanza
di oggi, fatta di strani gesti, per lo più stupidi e studiati
chissà quanto a tavolino, sembra mostrare più soddisfazione
per il gol segnato in sé, che non per il successo della collettività,
della squadra. In questo Pulici era meraviglioso. Unico.
Pugno chiuso è politica?
No. Pugno chiuso è impegno sociale. È volontà,
è voglia di farcela a tutti i costi. È lotta nella
vita di tutti i giorni. È incitamento a non mollare, specialmente
nei momenti difficili. In fin dei conti è anche simbolo di
grinta, come i pugili sul ring che si affrontano a pugni chiusi.
Nel disco sono diverse le canzoni che affrontano problemi di carattere
sociale.
Pugno chiuso è tifo per il Torino.
Una delle canzoni, ‘Sempre insieme a te’, è dedicata
alla nostra squadra del cuore, al Torino e alla sua grande storia.
C’è un brano che dice ‘in fondo al cuore non
ho spazio che per te’. Ma credo che tutti i tifosi di calcio
sapranno ben dedicarla al loro grande amore, la squadra per la quale
fanno il tifo. In realtà è una canzone che vuole celebrare
proprio l’amore per il calcio, quella passione che tanti hanno
nel cuore. Quella passione che ti fa amare una maglia e ti fa stare
male quando le cose non vanno bene. Ma è una passione alla
quale nessuno di noi rinuncerebbe mai, nemmeno nella più
cocente sconfitta.
Nel disco c’è una dedica speciale alla città
di Genova. Un brano che si intitola ‘Città Superba’.
Accenni anche al fatto che il calcio sia nato là.
Genova è una città straordinaria. Peraltro noi tifosi
del Torino abbiamo un gemellaggio con i tifosi del Genoa, ma a parte
ciò, lì è nata la prima squadra italiana di
calcio, quella che è in possesso del più antico documento
scritto attestante la data di fondazione che risale al 1893, il
Genoa Cricket and Football Club.
L’accenno a questo fatto ‘storico’ è un
atto dovuto, un omaggio al calcio di una volta, all’old football
del quale voi di Action Now parlate spesso, una risposta al fallimento
del calcio moderno, fatto solo di affari e affaristi. La città
di Genova, il Genoa e la sua storia rappresentano per tutti gli
appassionati di Football un grande patrimonio da approfondire e
da amare. Anche noi più volte abbiamo ricordato quanto la
deriva del calcio moderno sia assolutamente distante da quei valori
che il calcio dovrebbe rappresentare. Ora, al di là del tifo
e del campanilismo, credo sia molto intelligente fermarsi a riflettere
per apprezzare il sapore del calcio come era una volta. Gli interessi
economici del calcio moderno rischiano di soffocare una grande tradizione,
quella del fair play, del rispetto e della sana rivalità.
Sarebbe interessante sviluppare un discorso sui veri mali del calcio.
Per ora gli esperti si sono dati molto da fare per combattere quello
che hanno identificato come il male peggiore, l’ultras...
Bussano alla porta. È di nuovo il maggiordomo. Il mio tempo
per l’intervista è scaduto. Mi cambio e riconsegno
il pigiama che avevo avuto in prestito. Oskar mi accompagna alla
porta del salotto e mi saluta calorosamente. Di fuori, una stangona
bionda attende il suo momento per intervistarlo.
Sarà sicuramente l’inviata di qualche giornale scandinavo.
Mi volto un’ultima volta.
Oskar, pettinatissimo, sorride con tutti i denti che ha.
La stangona bionda che prende il mio posto è l’ultima
immagine che conservo del nostro ultimo incontro.
Chissà se anche lei ha indossato un pigiama per l’intervista..
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