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Manifesto
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GLI ALLENAMENTI GESUITI DEL LEICESTER CITY

A Leicester, da un po’ di tempo, capitano dei fatti davvero edificanti.
Ci riferiamo a quanto avviene nella città inglese nel mondo del calcio, sicuramente uno dei vanti cittadini, per una squadra che affonda le proprie origini nel lontano 1884.
Dicevamo, da un po’ di tempo c’è lo spirito giusto: cambiano gli allenatori e i giocatori ma l’atteggiamento è quello delle grandi occasioni. Sembra sia sempre Natale.
Ma andiamo con ordine, partendo dagli eventi più vicini.
In occasione dell’incontro di Carling Cup contro il Nottingham Forest, una partita importante per le due squadre giacché si tratta sempre di un derby locale, anche se delle East Midlands, il Leicester City si è guadagnato un posticino nel cuore di tutti quelli che amano il calcio, anche in quello dei tifosi di casa che erano accorsi a sostenere il Forest.
Si giocava, anzi si rigiocava, l’incontro con il Nottingham Forest dopo che la partita era stata sospesa pochi giorni prima sul risultato di 1-0 per i rossi di Nottingham, perché un giocatore dei rivali di Leicester, Clive Clarke, aveva accusato un malore. Al bel gesto dei Reds di non voler continuare a giocare dopo che il calciatore aveva accusato problemi al cuore, è corrisposto un altro gesto di Fair Play allorché, al calcio d’inizio, la squadra dei blu del Leicester City si è aperta come le acque del Mar Rosso per mandare sportivamente in gol gli avversari di tanti derbies e riportare l’incontro sul risultato col quale la partita era stata sospesa.
Bel gesto che la sorte ha premiato consentendo, poi, al Leicester di vincere 3-2 e di superare il turno.
L’idea, ha confessato l’allenatore del Leicester City, Gay Megson – appena subentrato a Martin Allen alla guida de ‘The Foxes’ – è venuta a tutti, giocatori e dirigenti del Club, e una ventina di minuti prima dell’incontro, è stata comunicata al manager del Forest, Colin Calderwood e tutti sono stati entusiasti, fino all’applauso sportivo con il quale le due tifoserie hanno accolto il gol del Nottingham, per la cronaca realizzato dal portiere Paul Smith.
Ma non è tutto. Allo spirito di grande sportività del Leicester City si aggiunge anche lo spirito di grande sacrificio con il quale i calciatori preparano gli incontri.
Dicevamo di Martin Allen, ex calciatore di Q.P.R conosciuto col soprannome di Mad Dog.
Prima di essere esonerato e quindi sostituito da Megson, aveva tracciato i contorni dell’umiltà con la quale i calciatori del City affrontano ogni gara.
Per preparare la difficile stagione di League Championship (un’equivalente della nostra Serie B) era ricorso a un piano di lavoro davvero inconsueto.
I calciatori oltre ai duri allenamenti ai quali erano sottoposti sul campo, muniti di stracci, scope e spazzoloni, hanno dovuto pulire i bagni del nuovo stadio – Walkers Stadium che nel 2002 ha sostituito il vecchio Filbert Street – e tutti i locali annessi, dagli uffici del management fino allo shop e ai botteghini dove si acquistano i biglietti per le partite casalinghe.
Un tipo di preparazione davvero singolare che ricorda un po’ quello che accadeva nei noviziati dei gesuiti del Cinquecento quando Sant’Ignazio di Loyola formava le nuove leve della milizia della Compagnia di Gesù, alle prove più stravaganti per vedere se lo spirito di obbedienza era più forte dell’amor proprio.
“Si tratta di formare lo spirito di uomini prima che di calciatori attraverso l’obbedienza” – aveva detto Allen – “e i miei calciatori hanno dimostrato di essere soprattutto uomini”.
E gentiluomini ci sentiamo di aggiungere noi.
Grazie Leicester City, però, tifavo Nottingham...
 
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