London Derbies in mostra
a Roma
L’immagine in bianco e nero di Ted Drake, leggendario calciatore dell’Arsenal, che guarda soddisfatto un bambino, con la camicetta rigorosamente rossa e bianca, i colori della squadra londinese, mentre prova a calciare un pallone, di quelli con un’unica cucitura, all’antica: questa potrebbe essere l’icona ideale della due giorni romana dedicata interamente al Subbuteo, il calcio da tavolo proveniente dall’Inghilterra che ha affascinato più generazioni di ragazzi italiani tra gli anni Settanta e i primi Novanta e che ha visto partecipazioni entusiaste di appassionati provenienti da diverse parti dell’Italia.
Diversi stand allestiti per la vendita di reliquie e memorabilia calcistici, e una vera e propria esposizione di pezzi dal valore inestimabile, come gli antichi match programmes dei derbies londinesi descritti anche da pannelli illustrativi che decoravano l’intera sala che ha ospitato l’evento.
La manifestazione, la seconda edizione del “Subbuteo Fair” realizzata dall’ associazione no-profit Action Now- Play old style in collaborazione con l’Associazione ex calciatori granata, si è svolta a Palazzo SS. Apostoli, nel cuore della capitale, sabato 19 e domenica 20 aprile. Scopo dichiarato dell’evento aiutare Jamie Turner, il tifoso del Manchester United picchiato quasi a morte, il 15 maggio 2005, durante una malcapitata , trasferta a seguito della sua squadra a Southampton, dove nei pressi dello stadio è stato brutalmente aggredito alle spalle da un gruppo di teppisti locali.
Fornire un aiuto economico alla famiglia Turner quindi attraverso il ripristino dei valori nel calcio: quale migliore occasione se non quella di dare voce ad un mondo romantico e un po’ nostalgico come quello degli appassionati del Subbuteo che magari si riconoscono a stento in un calcio ultra-moderno ed eccessivamente milionario come è quello dei giorni nostri.
Quel calcio considerato <<…una finzione magnificamente reale, e dire che era ancora un mondo senza i Moggi, i “mediatori di mercato”, le furfanterie palesi – quelle occulte non ci erano note, eravamo troppo piccoli – che non invitava a fuggire come quello di oggi, una finzione che resiste tuttora agli attentati della realtà e anche a quelli dell’arte>>, come si legge in Vite in punta di dito, libro cult di racconti legati al Subbuteo curato da Luca Ferrato (edizioni Boogaloo Publishing, pp. 180, euro 15).
<<Senza la consapevolezza del passato, dei suoi pregi e dei suoi difetti, -prosegue Fabrizio Ghilardi, vero e proprio demiurgo e animatore del “Subbuteo Fair”- senza la conoscenza della memoria storica del calcio che passa attraverso i match programmes o i gagliardetti epocali, non si può comprendere e migliorare il calcio del presente e del futuro. Oggi si deve necessariamente tenere conto dei valori di ieri>>.
A ribadire questi concetti sono intervenute anche vecchie glorie del mondo del calcio, da Bruno Giordano a Stefano Di Chiara, ex calciatori della Lazio, ad Angelo Benedicto Sormani, campione del Milan che ha concluso la sua carriera alla Roma, che hanno suscitato l’interesse dei presenti e della stampa locale e nazionale.
Proprio Giordano, che in anni recenti è anche approdato alla carriera di allenatore e che quindi rimane un osservatore privilegiato dell’ambiente calcistico oltre che un vero intenditore, ha ricordato la lealtà che imperava un tempo in un calcio che non era dominato dall’idea del calciatore vip a tutti i costi, accompagnato idealmente, com’è oggi, da veline e letterine di circostanza. <<Un calcio in cui –prosegue Giordano- non ci si lasciava cadere platealmente al minimo contatto con l’avversario nel tentativo sleale di conquistare magari un improbabile calcio di rigore>>. Gli fa eco Stefano Di Chiara, ex compagno ai tempi della Lazio e grande amico di Giordano: <<Ai nostri tempi il ritiro era concepito come un momento per stare insieme ai compagni: lì nascevano amicizie vere e proprie, come quella tra me e Giordano o altri ragazzi come Manfredonia. Oggi il ritiro è considerato solo come qualcosa di punitivo>>.
Un invito a non mischiare i ricordi e l’entusiasmo per un calcio d’altri tempi con un nostalgismo passatista e rischioso arriva dalle parole sagge di Angelo Sormani: <<Bisogna considerare che il calcio è cambiato ma rimane sempre un gioco. Non bisogna essere categorici nel disprezzare la versione moderna di questo sport che deve rimanere tale. Dobbiamo sforzarci di rintracciare i valori che ancora il calcio può esprimere, concedencoci magari ancora qualche emozione di fronte ai pochi dribbling a cui ancora assistiamo>>.
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