:: MAILINGLIST
Manifesto
Manifesto
Manifesto
Enrico AmeriSE MATILDE SERAO AVESSE CONOSCIUTO TOTTI E COMPAGNI

Li seguiamo in tv in risse che farebbero impallidire i temutissimi ultras nostrani e li apprezziamo nei panni di infaticabili testimonial pubblicitari.
Parlano una improbabile lingua italiana (parliamo di quelli italiani che spesso hanno maggiori difficoltà espositive rispetto ai colleghi stranieri - e nelle interviste non devono certo riassumere complicati concetti chessò teologici o filosofici), non parliamo di quelli che passano ore a provare a dire laifisnau; sono bambinoni che giocano solo con la playstation fino a slogarsi i polsi; qualcuno ancora si ciuccia il dito; frequentano veline, letterine, bustine (?) e locali notturni fino allo sfinimento (nostro); alcuni vengono trovati positivi al doping (magari per aver usato con la fidanzata di turno improbabili creme spermicide o shampoo che per togliere la forfora chissà quale nandrolone utilizza - ammazza che forfora!); qualcuno usa la cocaina perché fa molto chic e perché è difficile trovarne tracce nelle urine e qualcun altro viene colto da paparazzi indagati che indagano sulle altrui vite private... Alcuni vengono derubati di preziosissimi orologi di valore (a proposito, “ciao Bobo!”), altri si picchiano nelle discoteche di grido (e se sono di grido, che si gridi!), insomma movimentano le loro vite fatte di tanto lavoro e di allenamenti sfiancanti.
Sono loro, i calciatori, gli sportivi che offrono pessimo spettacolo quando non si cimentano nel prendere a pedate un pallone, mestiere in cui eccellono e per il quale sono strapagati.
Poveri ragazzi, che altro aggiungere!
Coccolati, viziati, i nostri eroi provano ad imitare le sregolatezze di Best d’altri tempi.
Nell’agosto del 1924 Matilde Serao, direttore de Il Giorno di Napoli, sulle colonne del suo giornale polemizza con il mondo dello sport circa la pochezza degli uomini che lo rappresentano. Ecco qualche passo significativo che sembra scritto ieri: “E sapete voi a che conduce questa frenesia di tutti gli sports, piccoli e grandi, nostri, stranieri, antichi e nuovi? Conduce, senz’altro, direttamente all’atrofia del cervello (…). Nessuna coltura più del cervello, poiché le ore e i giorni debbono trascorrere a manovrare piedi, mani, braccia, toraci e schiene, poiché l’allenamento di qualsiasi sport domanda lunghi e duri sacrifizii di tempo e di esercizio (…). Pensare, riflettere, conoscere, leggere, apprendere, ricordare, sono azioni che lo sportman prima trascura e poi abbandona del tutto. Non ha tempo; non ha voglia; non ne sente più necessità; la sua mente si è intorpidita; domani, sarà atrofizzata.
Ah! Tentate, tentate di aprir discorso con uno sportman appassionato (…) parlategli di cosa che non abbia attinenza col suo esercizio, con la sua fatica. Egli vi apparirà stordito; egli non vi risponderà; egli non vi avrà compreso: e vi volterà le quadrate spalle, allontanandosi, perché lo annoiate, perché vi trova stupido… Così, naturalmente, il furore dello sport conduce direttamente all’ignoranza più pesante: poiché il frenetico di uno sport (…) non apre più un libro, perché non ne ha il tempo, non apre più un giornale, salvo qualcuno che dedichi allo sport dieci colonne, non va mai a teatro, perché si secca (…) non è attratto da nessuno spettacolo, non sa nulla di nulla di quello che accade nel mondo, oltre gli sports…Dopo di che, questo delirante esercizio della forza fisica, dell’abilità fisica, sapete voi a che conduce l’uomo? Direttamente alla brutalità…”.
Alla Serao, il mese successivo, risponde Gigi Fenoglietto sulle colonne del periodico Hurrà Juventus: “Avete torto, Donna Matilde… Voi parlate dello Sport come gli antichi geografi parlavano delle terre ignote (…) non ne rilevate che i difetti, le apparenze talvolta ruvide, le esagerazioni, senza capirne i vantaggi immensi; la vostra insomma non è critica, ma denigrazione. Vi indignate perché la nostra gioventù dedica tempo ed intelligenza a calciare un pallone, a scivolare sulle bianche distese delle nevi, a contendere alle aquile l’impero delle vette, a pattinare, marciare, saltare, nuotare, pedalare, lottare ecc. e mostrate di credere che questa gioventù, se non si dedicasse agli Sports, coltiverebbe il giardino delle Muse o discuterebbe di Filosofia. Vi illudete, credetelo, vi illudete: si darebbe invece ad altre occupazioni men salutari e belle (…) i fannulloni, gli ottusi, restano tali anche se costretti ad abbandonare gli esercizi sportivi, tutt’al più lasceranno la racchetta pei tarocchi, il remo per la stecca, le verdi pelouses pel tappeto verde e riverseranno sui divi dello schermo e sulle dive del Varieté l’ammirazione che prima riserbavano pei Campioni e per Campionesse…
Quanta verità nelle parole dello juventino. Ma anche quanta verità nelle parole della Serao.
Se è vero che lo sport dovrebbe produrre campioni in grado di offrire un esempio per i più giovani, proprio come auspica Fenoglietto, però, quanto i nostri campioni sono più vicini a quelli descritti dall’impietosa Serao?
Allora più sport per i nostri sportivi, meno ribalte televisive, meno vizietti e un monito: siate d’esempio!
Er pupone      
COMPETITIONS: ACCENT ON THE BALL!
petespicturepalace.co.uk
Vintage Subbuteo
Vintage Subbuteo
SHOPPING
Shop
Mentalità Ultra
Coolness Milano
Modern Groove