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Bobby CharltonODE AL RIPORTO SCOMPARSO

Quanto tempo è che in una giornata particolarmente ventosa non vediamo uomini di mezz’età con andatura ondivaga che cercano di sfidare Eolo attraversando le procelle, procedendo attraverso di esse come Ulisse che solcava i mari, sempre infilando i venti come se avessero boma, randa e albero e dovessero infilare le correnti badando ai venti?
Direi tanto tempo, troppo tempo. Era un tipo di camminata, un maestoso e sicuro incedere, frutto di perizia e di una pettinatura audace, di stampo antico, per chi, gentiluomo d’altri tempi era afflitto da alopecia androgenetica, la più comune e inesorabile calvizie maschile.
Una volta l’arte del riporto, appunto la pettinatura fatta di semplici striature di capelli, era un’arte apprezzata e molto frequentata dagli indomiti della capigliatura a tutti i costi. Ma si sa, i tempi cambiano e con essi le mode e i riferimenti.
Un mondo brutto, triste, fatto di apparenza e di poca sostanza, ha costretto il riporto in un nascondimento spirituale per cui esso è ritenuto, a torto, un'acconciatura buffa, ridicola, quando non addirittura umiliante. Niente di più sbagliato.
Il riporto, invece, è un’arte, una delle più interessanti forme d’arte che lungo tutto il Novecento ha trovato un’applicazione quasi scientifica, fatta di parecchi modelli, frutto di ricerche personali e di studi collettivi in base alle personalità, agli stili e alle forme dei visi.
Non è arte banale, seppure non sia richiesta una particolare perizia. Audacia, invece, sì.
Si tratta di immaginare nuove forme, realizzate con materiale preziosissimo – i pochi capelli rimasti saldamente in proprio possesso – attraverso le quali ricostruire una paesaggio fatto di capelli immaginari disposti con cura, amore e tanta pazienza. Tutta quella che occorre per avere la forma giusta nella crescita dei capelli rimasti, la cosiddetta ‘ciocca coprente’ che dovrà assumere le forme più stabili per ritrovare la fiducia nella propria immagine e le sembianze, seppur solo convenzionali di capelli veri e propri. Così come la parrucca nel Settecento rappresentava per convenzione una capigliatura, sebbene fosse una falsificazione assolutamente inefficace rispetto al modello da raffigurare, cioè i capelli, allo stesso modo per tutto il Novecento, per consenso sociale, quel velo striato o vaporoso rappresentato dal riporto andava a significare – un po’ particolare a fronte dell’Universale – l’Idea di capello vero e proprio.
L’allungamento di quanto resta disponibile non sostituisce i capelli perduti, ma non è un falso come la parrucca o, peggio ancora, il toupet. Il riporto mostra che chi lo porta è calvo. Un calvo che, però, ha idee e stratagemmi di una certa classe. Pettinare i capelli laterali o frontali per coprire la calvizie della sommità può rappresentare un gesto dal sapore eroico, persino commemorativo dei capelli caduti.
Tre modelli sono archetipici e rappresentano la base per ogni tipo di acconciatura realizzata attraverso il riporto.
Il modello più classico, ritenuto il tipo standard, malgrado non sia il modello più antico, è quello che si ottiene lasciando allungare a dismisura una delle due ciocche estreme di capelli che si protendono sulle tempie, per poi adagiarla lungo tutta la superficie scoperta della calotta, fino a farle raggiungere la parte opposta. Da destra verso sinistra o da sinistra verso destra, più bassa è la riga, fino a toccare l’orecchio, meno tempo occorre per la crescita del ciuffone. Generalmente è il modello più usato dai nostalgici della riga da un lato e da una tipologia umana molto semplice e ordinaria, ma molto determinata. È molto usato dai sacerdoti, con una dominante presenza all’interno del clero, dei sacerdoti salesiani. Indice di vita conciliante e inoffensiva è il tipico modello di Bobby Charlton e Homer Simpson. Generalmente è molto diffuso nei ministeri e nelle pubbliche amministrazione. Per questo motivo è conosciuto anche col nome di “modello impiegatizio”.
Il secondo modello, meno comune, ma più antico, può vantare ascendenza romane perché si ispira alle acconciature artistiche di molte statue romane. Per secoli ha esercitato un gran fascino tra i calvi di tutto il mondo, con una particolare diffusione tra i ceti abbienti, specialmente di fine Ottocento e primo Novecento. Si ottiene lasciando crescere a dismisura i capelli sulla nuca, e riportandoli poi a tempo debito sul davanti. Come fosse un’edera che s’arrampica fino alla fronte del calvo. È la pettinatura alla Caio Giulio Cesare, fatta per uomini autoritari, inclini al comando. Oggi è molto usata tra i giovani manager, motivo per il quale viene anche definito “modello impiegatizio giovanile”, visto che offre un simpatico siparietto sfrangiato sulla fronte.
L’hanno scelto personaggi del calibro di Adriano Celentano, Dario Argento, Achille Bonito Oliva ed Enrique Iglesias.
Infine, un modello molto discusso. Il cosiddetto “modello impiegatizio simmetrico” o più semplicemente “a due righe” grazie al quale, dopo aver fatto allungare le due ciocche laterali, vengono entrambe sollevate e unite al centro, formando una specie di cresta, che può essere tenuta assieme con un gel a fissaggio forte. È una pettinatura più giovanile rispetto alle altre, influenzata dalla moda punk.
Ovviamente esistono delle varianti ai modelli che abbiamo citato. Un modello ibrido che non appartiene ai tre di cui abbiamo parlato è il cosiddetto riporto “a turbante” o “a mulinello”, molto difficile da realizzare da soli. Occorrono almeno due persone e, in certi casi, può essere utile fare uso di sostanze adesive. Consigliabile, per la sua natura organica, perciò non tossica, la colla di pesce, di cui può fungere da surrogato, in taluni soggetti dotati di pelle molto grassa e untuosa, lo stesso sebo secreto dalle ghiandole sottopelle.
Certo, portare il riporto, purtroppo, comporta alcune limitazioni di attività e di circolazione. Specialmente ai nostri giorni in cui il riporto è quasi abbandonato e dimenticato.
Per esempio, per chi si avvicina oggi all’arte del riporto, può essere inopportuno frequentare una palestra, una piscina, fare sport in genere; mentre, invece, sono assolutamente praticabili gli scacchi, il ciclismo e l’automobilismo, purché muniti di casco.
Inoltre bisogna stare continuamente all’erta nell'evitare luoghi molto ventosi, come le spiagge in periodo autunnale, i passi di alta montagna, le piazze cittadine molto ampie e le gallerie: una sconsiderata folata di vento può risultare estremamente imbarazzante per i novizi.
Ecco perché i più arditi e i più pratici fruitori di riporti una volta sfidavano le intemperie ed erano maestri di un incedere sicuro nonostante i venti.
Gentiluomini d’altri tempi, temprati nel loro carattere. E nei loro riporti.
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