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Manifesto
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Rossi e bluROSSI E BLU

Ecco un gioco che non teme i tempi moderni, le mode e le nuove tecnologie!
Il suo fascino rivoluzionario e misterioso – nulla di certo sulla data di nascita, sul luogo, sulla paternità – si mantiene immutato negli anni.
Gli ometti dritti, quasi impettiti, l'uno a fianco all'altro, testimoni silenziosi di grandi sfide (e nei bar, di grandi bevute), fanno del calciobalilla un gioco d'Azione in cui lealtà e fair play dimostrano quanto un gioco nato un pò "anarchico", popolare e dilettantesco, senza tante regole e con modalità di competizione diverse, abbia comunque ottenuto un immenso successo in tutto il mondo.
Se il nome calciobalilla derivasse dal titolo che i bimbi d'Italia, tra gli otto e i quattordici anni, portavano sotto il Fascismo, in memoria del soprannome – per l'appunto Balilla – di Giambattista Perasso, il bambino che il 7 dicembre 1746 iniziò a Genova l'insurrezione popolare contro gli occupanti austriaci, significherebbe che, almeno in Italia, il gioco del biliardino sia nato o si sia sviluppato tra gli Anni Trenta e gli Anni Quaranta.
Ma non se ne ha la certezza assoluta. Le origini del calciobalilla rimangono sconosciute o, quantomeno, controverse.
Diverse nazioni ne rivendicano la paternità, dalla Francia, al Belgio, alla Germania.
Anche in Italia le versioni sono confuse ma, come accade con le leggende metropolitane, hanno tutte qualcosa in comune e considerano Alessandria la capitale del calciobalilla italiano.
La leggenda più accreditata, infatti, narra che un gioielliere di Alessandria e un marsigliese, tale monsieur Zosso, avessero creato e diffuso in Francia – siamo nel 1947 – dei calciobalilla chiamati "Sportfoot", riscuotendo grande successo. Alla fine dell’anno seguente, gli stessi personaggi avrebbero introdotto il gioco in Marocco con il famoso pugile Marcel Cerdan, che di lì a poco sarebbe morto in seguito a un incidente aereo.
Nel 1949 Zosso e il suo socio piemontese decisero di portare il gioco ad Alessandria e nell’Anno Santo 1950 anche lo "Sportfoot" italiano ebbe il suo Grande Giubileo: il gioco, sperimentato al ristorante "Torino" di Via Vochieri, ottenne un grande successo tanto che Giovanni, il proprietario del locale, per evitare altre notti da passare in bianco assieme a una masnada di appassionati, decise di farne a meno, restituendolo ai proprietari inventori.
Da quel momento fu un grande trionfo.
Tra il 1951 e il 1954 ad Alessandria furono costruiti dodicimila calciobalilla e le trovate pubblicitarie di monsieur Zosso si moltiplicarono. Nel 1953 il francese seguì il Giro d’Italia e i corridori furono fotografati mentre trascorrevano il tempo libero giocando al calciobalilla.
A Padova venne organizzato il primo campionato di calciobalilla e nei ritiri delle squadre di calcio di Serie A e B, gli atleti si distendevano sfidandosi al calciobalilla.
Il successo fu talmente tanto che nel 1950 la Questura di Roma dovette vietare il gioco in seguito alle numerose lamentele ricevute da genitori preoccupati per l’eccessiva distrazione dei figli, causata dal calciobalilla!
Insomma un vero fenomeno popolare che, sin dalla sua nascita, ha fatto innamorare intere generazioni di appassionati che, senza troppo curarsi dei divieti della Questura di Roma, hanno continuato a sfidarsi blu contro rossi.. Anche in clandestinità.
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