CON
IL SANGUE GRANATA
Natalino ride ancora come ride nella figurina.
Ha ancora tutti quei capelli, solo che sono diventati bianchi.
Come quelli di Angelo. Che sono ancora più bianchi.
Rosario, il più giovane dei tre è il primo con il
quale ho preso contatto per organizzare la manifestazione del Subbuteo
Fair.
Pragmatico, attento. Uno tosto.
Colpisce la loro giovialità, la loro freschezza. Sono grandi
calciatori del recente passato.
Ogni tanto una partita la disputano con le altre vecchie glorie
granata, ma non sono prime donne. Sono soltanto grandi calciatori
e grandi uomini. Quando segnavano un gol si abbracciavano tra loro,
non facevano strani versi come fanno oggi le stelline del nostro
calcio.
Elegante, come quando giocava in difesa, Angelo mi indica Natalino
poco distante e mi dice: "Se quel ragazzo là giocasse
adesso, potrebbe avere i milioni che vuole; ma a lui non importa
niente".
È così. Loro sono i "ragazzi". Travolgenti
con la loro carica di simpatia e il loro amore per il calcio. E
per il Toro. Per quello che il Toro rappresenta: la grinta e l'onore.
Abbiamo giocato a Subbuteo, parlato di calcio e di Figurine Panini.
Abbiamo parlato di Fair Play e di programmi futuri.
Natalino quando ha visto i miei basettoni, la mia giacca e il mio
stile un pò beat, mi ha fatto il più bel complimento
che abbia mai ricevuto. Nemmeno mia mamma mi ha mai detto una cosa
così bella: "Te ti vesti un pò come Gigi"
– mi ha detto.
Gigi Meroni, la farfalla granata. Il suo amico Gigi, col quale divideva
la stanza nei ritiri, quando andare in ritiro significava approfondire
un’amicizia e non sbuffare e chiudersi in stanza a giocare
con la playstation. Quel fantastico estroso calciatore che ha lasciato
un gran vuoto tra i suoi cari e tra tutti gli appassionati del football.
Anche in chi non ha avuto la possibilità di vederlo giocare.
Un giorno di qualche mese fa ero con alcuni amici in uno studio
di tatuaggi a Torino.
Uno studio in cui il tatuaggio tradizionale, quello alla Sailor
Jerry, è di casa.
E dove anch'io mi sento di casa.
Nello studio c'erano due calciatori dell'attuale Torino.
Uno dei due si è rivolto al tatuatore e gli ha detto: "Mi
vorrei tatuare una farfalla".
Il mio pensiero, insieme alla farfalla è volato all’indimenticabile
numero sette.
Ho pensato: "Questo sì che ha il sangue granata!".
Poi il calciatore, guardandosi attorno, ha aggiunto: "Che significato
ha la farfalla?".
Come rovinare una poesia.
Angelo, Natalino e Serino, invece, il sangue ce l'hanno davvero
granata. |