IN
PRINCIPIO ERANO MAZINGA E ATLAS UFO ROBOT
In principio erano Mazinga e Atlas Ufo Robot (Goldrake) che difendevano
la Terra dalle invasioni aliene. Giganteschi robot venivano guidati
contro spietati extraterrestri tra alabarde spaziali e magli rotanti
e perforanti. Era il Giappone del 1972, quello che aveva appena
salutato in televisione Yukio Mishima che aveva fatto seppuku.
Un Giappone fortemente smilitarizzato, in cui il peso della sconfitta
della Seconda Guerra Mondiale era ancora molto forte.
Con la sua Costituzione estremamente pacifista, il Giappone rinunciava
ad avere delle forze armate predisposte per una guerra e si vietava
ogni partecipazione militare a conflitti internazionali.
E a difendere il pianeta rimanevano solamente degli enormi paladini
di acciaio, ferro e chissà quale altra lega, gli unici a
resistere alla malvagità di Vega, del dottor Inferno e dei
tanti cattivi il cui occhio brillava di luce sinistra.
Era la fine degli Settanta quando i robot difensori del pianeta
arrivarono in Italia. Sempre in ritardo.
L’Italia, dal canto suo, ben figurava al mondiale di calcio
argentino e i bambini, tra una Fiesta snack Ferrero e un Topolino,
tra una partita a Subbuteo e un Nick Carter su Supergulp!, rimanevano
incollati a seguire le vicende degli eroi giapponesi. Come dire:
ciascuno difendeva la propria Patria a modo suo. Noi a pallone e
loro con i missili.
Ma se la divulgazione di piani anti extraterrestri, sebbene soltanto
attraverso dei fumetti, è degli anni Settanta, ben precedente
è il loro studio e lo studio dei fenomeni conosciuti come
UFO. Unidentified Flying Object. Gli oggetti volanti non identificati.
Quelli che avrebbero potuto tramare un’invasione aliena del
nostro pianeta.
La preoccupazione veniva da lontano. Nello spazio e nel tempo. E
precisamente dagli Stati Uniti. E ancora più precisamente
nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Numerose, all’epoca del conflitto, furono le testimonianze
di piloti dell’aeronautica militare che asserirono di aver
notato in volo degli strani oggetti luminosi e chissà quali
forme diverse di intelligenza che li guidavano. Ma è di poco
successivo il periodo in cui diventò di moda l’ufologia.
Il 24 giugno del 1947 un ricco business man americano raccontò
di aver incontrato, mentre era in volo col proprio aereo privato,
nove oggetti simili a dischi volanti. Il luogo, le vicinanze del
monte Rainer, nello stato di Washington. Nello stesso anno, l’8
di luglio, il quotidiano locale Roswell Daily Record riporta che
a Roswell, nel Nuovo Messico, il 509º Gruppo bombardieri avrebbe
recuperato un oggetto volante non identificato. Nacque cosi il caso
Roswell, dove un UFO si sarebbe schiantato al suolo e le parti recuperate
sarebbero state portate alla base aerea di Wright Patterson. Il
giorno dopo l’aeronautica militare statunitense smentì
l'accaduto affermando che si trattava di un pallone-sonda aerostatico
per uso meteorologico.
Poco più di sei mesi dopo avvenne il primo avvistamento di
massa. Sempre negli Stati Uniti, stavolta a Madisonville. Decine
di persone asserirono di aver visto un oggetto circolare che emanava
una luce rossa, sorvolare la città. Dall’aeroporto
militare di Fort Knox si sollevò una squadra di aerei da
caccia P-51 guidata da Thomas Mantell per inseguire l’oggetto.
I velivoli erano però sprovvisti di ossigeno e il capitano,
che inseguì l’oggetto fino ad alta quota, secondo la
versione ufficiale, rimase vittima della manovra, dopo aver comunicato
alla torre di controllo di trovarsi di fronte ad un oggetto metallico
di enormi dimensioni. Secondo la versione dell'esercito, il pilota
avrebbe avuto delle allucinazioni per l’alta quota, scambiando
per un disco il pallone meteorologico della marina Sky Hook. Sempre
la carenza di ossigeno gli avrebbe fatto perdere conoscenza, provocando
l'incidente aereo.
Chissà quale carenza, invece, fece vedere il 28 ottobre del
1954 a centinaia di cittadini di Firenze, Prato e Siena filamenti
di vetro che cadevano dopo il passaggio di globi e di dischi volanti.
Ad ogni modo, il derby tra Fiorentina e Pistoiese fu interrotto.
Diavolerie di ultras, di sicuro.
In ogni caso un po’ ovunque nel mondo si cominciava a parlare
di invasioni extraterrestri, di alieni, di marziani, venusiani e
altri popoli di lontane galassie. Le macchine del tempo, i viaggi
di Saturnino Farandola e le invenzioni di Jules Verne venivano rimpiazzati
dalla fantascienza. Si conquistava la Luna (prima nei racconti,
poi per davvero – così dicono), si parlava di astronautica,
di raggi cosmici e viaggi nello spazio. Uscivano i racconti di Urania
e le riviste specializzate come “Scienza fantastica, avventure
nello spazio, tempo e dimensione”, del 1952.
Insomma tutti erano pronti al grande contatto con gli extraterrestri,
quelli che gli americani chiamavano alieni. Sia che fossero intelligenze
più o meno artificiali buone, più o meno che lo fossero,
ma cattive.
Secondo un ufologo famoso e accreditato, che negli Stati Uniti era
stato spesso interpellato a proposito di fatti misteriosi, Josef
Allen Hynek, gli UFO, ovvero gli alieni che poi uscivano dalle navicelle
spaziali, ovvero ancora, dagli oggetti volanti non identificati,
erano in grado di intrattenere tre tipi di incontri ‘ravvicinati’
con gli umani. Ma erano persino in grado di rapire gli umani. Magari
per studiarli.
Si trattava dei tipici casi di Incontri ravvicinati del IV tipo,
dopo che i primi tre tipi riguarderebbero, in ordine, un primo tipo
(cioè una visione del corpo non identificato nei pressi dell’osservatore,
senza interazioni di natura fisica con l'oggetto stesso. Ma in cui
l’osservazione è sufficientemente dettagliata da riuscire
a distinguere eventuali cupole, oblò, nonché forma
e/o bagliori e suoni che siano ronzii o sibili); un secondo tipo
(che aggiunge al precedente le manifestazioni di effetti fisici
di interazione con l'ambiente e le persone, cioè tracce sul
terreno, effetti elettromagnetici, effetti luminosi insoliti emanati
dagli UFO con comportamento ‘intelligente’, effetti
sugli animali, sugli uomini, sulle cose); un terzo tipo (che in
più aggiunge ancora ai precedenti l'incontro coi presunti
occupanti dell'UFO, le razze di alieni più rilevate dai contattisti
sono: Grigi, Nordici e Rettiliani.
Ah, giusto per ricordarlo incidentalmente ma il dottor Hynek morì
di tumore al cervello nel 1986 in Arizona. Ma questa è un’altra
storia.
E quindi dicevamo dei pericolosi rapimenti. Spesso indicati con
il termine inglese abduction. Esistono numerosi casi di persone
che dichiarano di essere state rapite dagli alieni (abducted) e
di essere state oggetto di analisi ed esperimenti anche molto invasivi.
Tra i casi più celebri, negli Stati Uniti, vi è il
presunto rapimento del taglialegna Travis Walton.
Dalla sua esperienza e dalle testimonianze raccolte è stato
tratto anche il film di fantascienza Bagliori nel buio (Fire in
the sky). Ecco in breve la storia: il 5 novembre del 1975 sette
taglialegna dell’Arizona, tornando verso le loro case, avrebbero
visto una “strana” luce discoidale nel bosco. Uno di
loro, Travis Walton, avvicinatosi, sarebbe stato colpito da un raggio
di luce, mentre i suoi compagni fuggivano via terrorizzati.
Walton riapparve solo dopo cinque giorni, in stato confusionale,
raccontando di essersi svegliato all’interno di una strana
cella metallica disteso su un tavolo operatorio, e attorno a tre
esseri alti circa un metro; avrebbe cercato di scappare, ma sarebbe
stato afferrato da “strani esseri” più alti,
che dopo avergli sistemato una maschera sul viso, lo avrebbero riaddormentato.
Un altro caso eclatante è il caso dei coniugi Hill che sarebbero
stati rapiti mentre tornavano da un viaggio in Canada la notte fra
il 19 e il 20 settembre 1961.
Barney e Betty Hill stavano attraversando le White Mountains di
ritorno verso Portsmouth.
Verso le 22.00 della sera del 19 settembre 1961 l’attenzione
di entrambi si concentrò su un oggetto luminoso nel cielo
“che assomigliava a un satellite”, poco dopo la loro
automobile si spense e non riuscirono a rimetterla in moto; i due
coniugi furono abbagliati da una forte luce e sostennero di aver
visto degli esseri di piccola statura avvicinarsi alla loro auto,
che li costrinsero a seguirli. Successivamente i due affermarono,
anche per via mediatica, di essere stati rapiti da esseri «non
di questo pianeta» e di essere stati sottoposti a test fisici;
in una seduta di ipnosi regressiva, il signor Hill avrebbe disegnato
una mappa stellare dove affermava che dimorassero gli esseri che
li avevano rapiti.
Fin qui i racconti più noti. Ma dalla lontana america.
Per fortuna (nostra), però, anche un italiano entrò
negli interessi di studio degli alieni che, siccome erano in Italia,
erano extraterrestri.
Fortunato Zanfretta, ex metronotte genovese, raccontò di
essere stato rapito la notte fra il 6 dicembre e il 7 dicembre 1978
mentre svolgeva il suo lavoro presso Marzano, frazione del comune
di Torriglia in provincia di Genova. Le esperienze si sarebbero
poi ripetute nei due anni successivi. Sottoposto ad ipnosi regressiva
raccontò di presunti alieni, chiamati Dargos, in procinto
di invadere la Terra e di colonizzare l’Antartide. Il caso
suscitò forti polemiche, anche per la sua presunta strumentalizzazione
da parte degli ufologi e dei giornalisti. I giornalisti. Quando
mai. Ma questa è un’altra storia ancora.
E torniamo ai nostri giorni. E andiamo in Giappone, da dove la nostra
riflessione è partita.
Parlavamo di Goldrake, di Mazinga e di invasioni aliene. Le stesse
promesse a Zanfretta dai suoi Dargos.
Ecco perché: il capo di Stato maggiore delle Forze di autodifesa
giapponesi, il ministro Shigeru Ishiba, proprio recentemente, ha
affermato che il Giappone deve prepararsi preventivamente ad un
possibile attacco da parte degli alieni: “Non c'è nessun
motivo per negare ulteriormente che oggetti non identificati esistono,
e che questi vengono controllati da un’altra forma di vita”
– ha dichiarato ai giornalisti, specificando tuttavia che
si tratta di un’esternazione a titolo personale. “Verificherò
se l’esercito del Giappone sia in grado di affrontare un attacco
alieno - del resto, anche nei film di Godzilla sono di fatto le
truppe giapponesi ad entrare in azione” – ha affermato
il ministro. “Non si capisce come mai” – ha aggiunto
– “la nostra legislazione non dispone ancora di alcuna
direttiva nel caso di un’invasione extraterrestre”.
Ishiba, tuttavia, non è il solo a pensarla così. Il
primo ad esporsi pubblicamente era stato il capo di gabinetto nipponico,
Nobutaka Machimura.
Alle domande insistenti dei giornalisti sui recenti avvistamenti
di oggetti non identificati nei cieli del Sol Levante il ministro
ha ammesso, senza giri di parole, che “il governo può
solo offrire risposte stereotipate a questa domanda – ma personalmente,
credo definitivamente che gli UFO esistano”.
Nobutaka Machimura è nato nel 1944 mentre nei cieli di tutto
il mondo, oltre ai bombardieri nemici, sempre più di frequente
si avvistavano oggetti volanti non identificati; Shigeru Ishiba
è del 1957, l’anno in cui usciva sugli schermi americani
uno dei più celebri film della fantascienza degli anni 50:
The Incredible Shrinking Man (Radiazioni BX: Distruzione Uomo),
diretto da Jack Arnold e sceneggiato da Richard Matheson, uno dei
più grandi scrittori di fantascienza.
Ma nessuna paura: Godzilla, Goldrake e Mazinga ci salveranno. Anche
dai giapponesi |