PER FORTUNA CHE C'E' IL SUBBUTEO!
Quando John Brickwood, il 5 aprile 1898, oltre a occuparsi della fabbrica di birra che aveva a Portsmouth decise di fondare il Football Club della propria città, mai avrebbe pensato che la lingua parlata sul campo di calcio (e cioè l’inglese, lingua che, essendo egli inglese come tutti i giocatori del neonato Portsmouth, parlava correttamente, magari con un po’ di accento della costa meridionale britannica), nell’anno del Signore 2008 fosse pressoché sconosciuta ai giocatori della sua squadra.
E, forse, mai avrebbe pensato che il chairman dei Pompey, un giorno fosse un ricco magnate franco-russo-israeliano, di nome Alexandre Gaydamak. Ma tant’è.
Vittima della globalizzazione, il Portsmouth – che su ventotto giocatori in rosa ne ha una quindicina che sono stranieri – è stato costretto a correre ai ripari. Il tecnico, il sessantunenne Harry Redknapp, si è lamentato. I suoi calciatori non lo capiscono, non lo seguono nell’applicazione di tattiche e allenamenti, insomma, una tragedia.
E allora, la società è corsa ai ripari e i giovani campioni sono tornati sui banchi di scuola: la scuola che tutti gli appassionati di calcio hanno sognato di frequentare da bambini. Niente matematica, scienze, storia e fesserie del genere, a Portsmouth si studia il Football English. Al posto della lavagna, il professore, il prurilingue Jay Kettle-Williams della Polyglot Solutions, una scuola di lingue di Southsea, ha sistemato un bel campo di Subbuteo sul quale vengono simulate le azioni di gioco e i termini che i Pompey non inglesi devono comprendere in fretta.
Insomma, più espressioni del calibro di “Pick your man up”, “Don’t let him turn you,” e “Take him on, beat your man!”, che non le classiche frasette grazie alle quali abbiamo imparato l’inglese. E senza trascurare lo slang e le espressioni idiomatiche. “Alcuni stanno lottando strenuamente per apprendere l’inglese” – ha dichiarato il direttore della scuola di Southsea al Daily Mail – “Sono tutti ragazzi estremamente preparati fisicamente, ma non sono abbastanza allenati nel processo dell’apprendimento”.
Chissà se anche loro un giorno riusciranno a dire LAIFISNAU...
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