TATUAGGIO,
INDICE DI PERSONALITA' ABNORME?
Cari tatuati e cari tatuate, sappiate che secondo l’articolo
3 comma 2, riferimenti 1 punto 2 lettera b del Decreto Ministeriale
del 30 giugno 2003, il numero 198, oltre a non poter prestare servizio
nelle forze di polizia di questo Paese per mancanza di idoneità
fisica – e questo potrebbe persino poco interessarci –
abbiamo saputo dalla norma della commissione medica della PS che
il tatuaggio è indice di personalità ‘abnorme’.
La felice notizia, cioè che non saremo presi a lavorare come
poliziotti, l’abbiamo appresa grazie ad una recente vicenda
tutta italiota.
Una ragazza di ventidue anni, tale Ramona Angiolini, genovese residente
a Sesta Godano in Alta Valle del Vara (La Spezia), superate brillantemente
le prove scritta e fisica di ammissione al concorso per 1507 allievi
della Polizia di Stato, concorso riservato a chi ha già svolto
servizio di leva, si è vista scartata dalla commissione medica
di controllo.
La ragione: carenza dei requisiti fisici previsti in base alle disposizioni
del già citato Decreto Ministeriale del 2003 che stabilisce,
tra le cause di non idoneità a vestire la divisa “i
tatuaggi sulle parti del corpo non coperte dall'uniforme o quando,
per la loro sede o natura, siano deturpanti o per il loro contenuto
siano indice di personalità abnorme”.
La ragazza che aveva fatto servizio di leva volontario un anno fa
a Chiavari e che ha una minuscola farfallina di un paio di cm su
una caviglia, parlando della leva svolta ha detto: “Avrei
potuto fermarmi ancora un anno, ma poiché è uscito
il concorso, mi sono subito iscritta. Eravamo diciannovemila. Poi
siamo rimasti in tremilacinquecento, dopo la prima prova scritta
e quella fisica. Mai avrei pensato di incagliarmi alla visita medica”.
Ed ha aggiunto: «Quando la dottoressa che mi visitava mi ha
detto che il tatuaggio alla caviglia poteva essere un problema,
ho pensato che stesse scherzando. Invece mi ha detto di accomodarmi
fuori e di aspettare. Dopo quasi due ore, è uscito un altro
membro della commissione, composta da sette persone, e mi ha consegnato
il foglio con il quale mi si escludeva dal concorso in Polizia».
Per tale ragione la ragazza dalla personalità abnorme e dal
mini tatuaggio ha deciso di ricorrere al Tar del Lazio attraverso
il suo avvocato, prima di essere costretta a rimuovere il tatuaggio
pur di entrare in Polizia.
“Si parla di segni esteriori evidenti, questo per ragioni
di sicurezza. Un tatuaggio rende più facilmente riconoscibile
una persona. Non il massimo per chi vuole fare questo mestiere”,
ha dichiarato Filippo Saltamartini, segretario generale del Sap,
il sindacato autonomo di Polizia. “In realtà il problema
si pone soprattutto per chi è già in servizio. Un
agente che si fa un tatuaggio subisce sanzioni disciplinari per
lesione del decoro della Polizia. Ma non c'è una vera e propria
normativa. Sono stati arruolati ragazzi che hanno tatuaggi, anche
evidenti, con riferimenti a mafia e camorra per poi impiegarli in
missioni sotto copertura”.
Ora, a parte venire a sapere che il decoro della Polizia è
offeso dai tatuaggi, e non dalle sopracciglia sottili sottili che
tanti poliziotti portano impunemente, e che qualche tatuato serve
ai poliziotti per entrare sotto copertura in contatto con i peggiori
delinquenti, ci permettiamo di osservare che, se qualcosa risulta
abnorme, non è il mini tatuaggio della ragazza, ma è
il numero dei partecipanti al concorso per entrare in Polizia.
Diciannovemila potenziali tutori dell’ordine.
Un’onda anomala che, forse, risente della situazione precaria
della giustizia della nostra italietta, dei morti ammazzati per
le strade, della violenza, dell’insicurezza generale e della
difficoltà di trovare un lavoro che non sia in nero.
E dunque, cari tatuati e care tatuate, si fa dura, mettevi l’anima
in pace.
Se passa l’equazione buoni uguale poliziotti uguale non tatuati,
chissà quando i tatuati che non possono garantire né
l’ordine pubblico né tanto meno il decoro, saranno
visti come delinquenti e nemici pubblici della società? |