WEMBLEY
IN UNA STANZA
Sale alto l'urlo dei tifosi assiepati sulle gradinate; bandiere,
sciarpe, stendardi. Lo stadio è gremito. Nella tribuna
d'onore, Sua Maestà la Regina Elisabetta II d'Inghilterra.
I giocatori, già in campo, sono tesi. I lineamenti contratti,
i muscoli sono fasci di acciaio. Gli sfidanti si stringono la
mano. I ventidue in campo, immobili, attendono il fischio dell’arbitro.
Tutto è pronto per il calcio d'inizio. Lo stadio è
Wembley. O almeno gli assomiglia. È solo un pò più
piccolo, ha una capienza ridotta e si trova in cucina. Più
precisamente sul tavolo della cucina. Il Subbuteo! Il famoso Calcio
da Tavolo, il gioco che ha infiammato la fantasia di piccoli e
grandi sportivi del panno verde. Inghilterra 1947. Peter Adolph,
appassionato ornitologo e appassionato del gioco del calcio decise
di perfezionare i diversi giochi che fino ad allora avevano proposto
sfide calcistiche da tavolo. La leggenda narra che la prima rudimentale
forma di calcio da tavolo sia nata per opera dei marinai inglesi
i quali, non potendo praticare il football per mancanza di spazio
a bordo delle navi, si fabbricarono, con il piombo, delle primitive
sagome di giocatori in miniatura, che utilizzavano per calciare
una palla grande quanto una di quelle impiegate per il ping-pong.
La English Football Association era nata nel 1863 e già
nel 1884 veniva messo in commercio un gioco da tavolo sostanzialmente
uguale a quello praticato dai marinai inglesi.
Questa è, probabilmente, la vera origine del calcio da
tavolo e, con altrettanta probabilità, da qui trasse l'ispirazione
W.L. Keelings per creare, nel 1929, il "Newfooty", il
gioco del calcio in miniatura che già era in commercio
quando Peter Adolph iniziava a pensare al suo gioco. Esistevano
già due versioni di gioco del calcio, il "Blow Football"e
lo "Shoot", ma erano un pò troppo fantasiose.
Peter Adolph decise di aumentare il realismo e di rendere il gioco
più dinamico e più innovativo, introducendo prima
materiali più ricercati, poi le figurine tridimensionali.
Il risultato delle prime produzioni fu straordinario e il progettista
decise di brevettare il suo calcio da tavolo con il nome di Hobby,
termine inglese con il quale si chiama il falco lodolaio perché
vedeva nel rapido e secco "colpo di dito" col quale si
colpivano le figurine in miniatura, qualcosa di simile al fulmineo
colpo di becco del falco. Il nome non fu accettato e, così,
Peter Adolph decise di usare solo una parte del nome scientifico
del rapace, che in latino è noto come Falco Subbuteo.
La febbre per il nuovo gioco crebbe immediatamente e numerose formazioni
inglesi di calcio lo utilizzarono per studiare le tattiche di gioco,
al posto delle vecchie lavagne. Il calcio da tavolo continuò
a fare proseliti anche grazie alla promozione fatta da noti calciatori,
come Sir Stanley Matthews e Nat Lofthouse.
Da allora per il Subbuteo è stata una marcia trionfale: milioni
di pezzi venduti in tutto il mondo, un numero smisurato di accessori,
dai fari ai cartelloni pubblicitari, dal tabellone agli stadi interi,
svariati tentativi di imitazione e, come sempre, frange opposte
di appassionati tradizionalisti del vecchio Subbuteo, da un lato,
e progressisti giocatori che accettano le più recenti creazioni,
che assomigliano al Subbuteo e con le quali si può giocare
nelle Federazioni Nazionali e Internazionali di Calcio da Tavolo,
ma che solo in apparenza lo ricordano, dall’altro. Col nuovo
millennio, però, un grande rischio il Subbuteo l'ha corso.
Quello di sparire. Quando la inglese Waddington/Subbuteo ha venduto
la licenza alla americana Hasbro, Paul Wolfowitz, allora amministratore
delegato della società, poi viceministro della Difesa di
George W. Bush, oltre che uno degli ideatori dell'operazione Iraq
Freedom, decise che la produzione ormai avrebbe dovuto cedere il
passo ai nuovi giochi, pensionando, di fatto il nobile gioco del
Subbuteo. Insomma aveva dichiarato guerra al Subbuteo.
Una guerra persa in partenza: una mobilitazione di appassionati
del gioco, uniti in sua difesa contro la minaccia di ritiro dal
commercio, ha salvato il Subbuteo, rendendo onore a tutti i suoi
appassionati che, a colpi di dito, hanno spinto il gioco ancora
più lontano, verso nuove pagine di storia gloriosa. Lunga
vita al Subbuteo! |